Street Art e Res Publica

ARTICOLO SCRITTO DA: ANNA PIRATTI,  FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

 

 

Le nostre città stanno diventando gallerie a cielo aperto dato il grande favore di cui gode la Street Art. Termine ombrello che include nella sua orbita espressioni che vanno dal writing, alla pittura a pennello, all’uso dello spray, dello stencil, del poster, dello sticker, fino alla definizione più ampia di arte di strada o arte urbana. Siamo ormai lontani dall’origine del movimento, clandestino e in netta opposizione con le autorità sul piano politico, sociale, culturale. Dove prima gli street artists si spingevano con il favore della notte a dipingere sui muri dei sottopassaggi o sulle fiancate delle carrozze dei treni, oggi sono ingaggiati da amministrazioni e aziende per valorizzare luoghi e superfici spesso di grandi dimensioni. Non più visti come degli “imbratta muri”, si sono guadagnati l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e sono contesi da gallerie e festivals prestigiosi. Da qui deriva il proliferare di superfici urbane dipinte che vanno incontro ai passanti senza filtri. Se nei musei o nelle gallerie il pubblico sceglie di andarci, nello spazio pubblico le persone sono, loro malgrado, esposte alle opere. Districarsi nel mare magnum delle espressioni artistiche è cosa ardua, soprattutto perché si tratta di un movimento che si manifesta e si trasforma sotto i nostri occhi.  A dire il vero non solo i nostri. Tra chi passa per la strada ci sono bambini, adolescenti e giovanissimi, insomma, la generazione che si sta formando. Conoscere la street art delle città dove viviamo significa educare il nostro senso critico rispetto alle proposte che arrivano così, sul muro del supermercato come sul “muro” di una qualsiasi appCi domandiamo per quali motivi e secondo quali criteri sono lì? Nello sforzo di apprendere meglio questo movimento vi segnalo tre Street Artists che a parer mio hanno qualcosa da dire:

CIBO – Verona

Il suo vero nome è Pier Paolo Spinazzè, è uno street artist che copre le svastiche con disegni di alimenti, da cui il suo nome d’arte.  Qualche anno fa un suo amico è stato ucciso da un gruppo di neofascisti durante un diverbio degenerato in rissa, da allora Cibo ha deciso di eliminare le svastiche con la sua arte. “Così combatto l’odio” dichiara.

I militanti di estrema destra lo minacciano, sfregiano i suoi lavori, lui li rifà da nuovo anche svariate volte. Riesce perfino a riderci sopra. Amato nella sua Verona, in tutta Italia e all’estero, la sua street art fa riflettere ed è portatrice di significato. “Le mie opere devono stuzzicare l’appetito delle persone, la loro curiosità, la voglia di cultura, la voglia di sapere, la voglia di andare a fondo delle cose”

https://www.artribune.com/arti-visive/street-urban-art/2018/07/cibo-combatte-razzismo-murales/

ALESSANDRO TRICARICO – Foggia

credits Alessandro Tricarico 

È un fotogiornalista di Foggia che da qualche anno realizza imponenti opere di poster-art.

Utilizza enormi stampe che assembla e  incolla su grandi superfici. La scelta dei soggetti è la cifra della sua poetica: intende mettere in valore le persone comuni, la straordinaria bellezza del quotidiano. Anche qui c’è un pensiero che prescinde dalla forma. L’acume con cui sceglie i soggetti, le motivazioni che ne dà sono esemplari. “Voglio essere un megafono, voglio raccontare le storie altrui, sono fortunato perché ho trovato, forse, qual è il vero scopo della mia vita”

Peppino, Panthon. credits Alessandro Tricarico

 

 

MIGUEL MARQUES OUTSIDE – Sidney

Il suo vero nome è Michael Pederson, è australiano ed è l’autore della celebre opera di arte pubblica “please don’t touch” L’artista mette in valore in modo ironico un soffione cresciuto a bordo strada con la stessa cura che si riserva a un dipinto esposto in un museo. “Non toccare per cortesia”.

Le sue opere sono dei mini progetti: dietro l’apparente semplicità c’è una visione del mondo che amplifica le piccole cose. Queste ultime sono, a suo dire, elementi fondamentali dell’esistenza. “Spero che il mio lavoro provochi una riflessione più profonda sullo spazio pubblico e su come possiamo riconnetterci con ciò che ci circonda”.

https://canvas.saatchiart.com/art/art-news/meet-the-others-michael-pederson

Uniamo i punti: l’attenzione al più piccolo dettaglio del mondo che ci circonda, le cose, i luoghi, le persone (Pederson), passando per l’affermazione dei valori della collettività (Cibo), rende ogni singola esistenza un’esperienza gloriosa (Tricarico). Sì, possiamo introdurre i temi dell’educazione alla cittadinanza facendo squadra con la Street Art contemporanea. Ma restiamo vigili, non lasciamo alle immagini campo libero, non restiamo indifferenti di fronte alle superfici che ci capitano addosso. Non tutte hanno qualcosa da dire. Selezioniamo il meglio, condividiamolo in classe.  Anche in questo modo avremo cura della Cosa Pubblica, proprio partendo dalla polvere dipinta dei nostri quartieri.

 

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