Prime strategie didattiche a partire dalle favole

Prime strategie didattiche a partire dalle favole

29/08/2022

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SCRITTO DA: BARBARA DRAGONI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

PRIME STRATEGIE DIDATTICHE A PARTIRE DALLE FAVOLE

 

Tra le attività didattiche di inizio anno da proporre ai ragazzi di una classe prima di scuola secondaria di primo grado rientrano sicuramente quelle incentrate sulle favole.

Le finalità che testi di questo tipo possono fin da subito far conseguire sono sicuramente rilevanti.

Innanzitutto la sicurezza di riuscire a mantenere alto il livello di attenzione: la favola racconta una storia breve e i messaggi impliciti ed espliciti, le caratterizzazioni dei personaggi e l’efficacia dei dialoghi vengono colti in modo immediato e centrato rispetto a quanto avviene quando si affrontano narrazioni molto più lunghe.

In secondo luogo, il linguaggio semplice e piano delle favole permette di lavorare in ottica altamente inclusiva, visto che la storia finisce per risultare ben comprensibile e alla portata di tutti.

Inoltre il mondo animale da cui provengono i protagonisti, anche se antropomorfizzati, è percepito come vicino ai contesti esperienziali dei ragazzi e in continuità con contenuti e ambientazioni affrontati fino a pochi mesi prima presso la scuola primaria.

Le favole racchiudono storie brevi dai significati importanti e fermarsi a riflettere o discutere su contenuti ben assimilabili da tutti permette fin da subito di impostare dibattiti in modalità collettiva molto utili per una abitudine alla negoziazione dei significati, ma anche per una conoscenza tra i membri della classe, quest’ultima sempre più intesa come comunità educativa e formativa.

Narrazioni di questo genere permettono, insomma, di lavorare su obiettivi di apprendimento e socializzazione fondamentali fin da inizio anno scolastico, ma vi è anche un’altra rilevante finalità che tali storie riescono a centrare, ovvero quella di poter impostare strategie didattiche da applicare progressivamente, nei mesi a venire, su testi sempre più articolati e complessi.

La sperimentazione su testi di base può considerarsi propedeutica alla sperimentazione di strategie di scrittura e comprensione testuale che verranno gradualmente applicate a testi con un livello di complessità contraddistinto da step sempre più elevati.

Lavorare sul plot della trama (montagna della storia) o sulla caratterizzazione dei personaggi, anche con l’ausilio di organizzatori grafici, sarà di sicuro più agevole se le prime sperimentazioni si realizzeranno proprio a partire dalle storie semplici come quelle che, da sempre, vengono narrate nelle favole.

Tali organizzatori grafici potranno in seguito essere utilizzati abitualmente per l’individuazione di strutture di base ed episodi centrali da riscontrarsi all’interno di una trama, così da fornire un importante supporto nei lavori di comprensione e sintesi riguardante molteplici testi di varia tipologia e spessore.

Allo stesso modo, il linguaggio ben comprensibile della favola permette di far eseguire riflessioni linguistiche e lessicali in modo efficace e centrato, ad esempio sull’uso dei tempi verbali o delle aggettivazioni riferite ai protagonisti.

L’alta comprensibilità linguistica consente, altresì, di focalizzare in modo diretto sia le informazioni esplicite che quelle implicite, con riscontro puntuale da far eseguire sul testo, una procedura da far acquisire come pratica ordinaria e resa più semplice se sperimentata inizialmente su testi basici.

Anche impostare attività di metacognizione per farle diventare vere e proprie pratiche di routine risulterà più semplice a fronte di storie così note: seguendo alcune indicazioni della metodologia MLTV (Making Learning Thinking Visible), si può chiedere ai ragazzi e alle ragazze le loro conoscenze pregresse sulla storia e, a seguito di lettura e analisi collettiva, chiedere di nuovo di riflettere ed esplicitare cosa sia stato ulteriormente appreso e compreso.

Altre consegne di fine lettura possono riguardare riflessioni di natura scritta, in grado di aiutare gli studenti e le studentesse a cogliere connessioni con il proprio vissuto o con il mondo che li circonda, anche in forma di scritture veloci (“quick write”), utili per migliorare la fluidità espositiva e per mettere su carta idee o spunti da poter rielaborare successivamente su testi più articolati.

Le riflessioni di questo genere, elaborate in un tempo contenuto e in modo pressoché spontaneo, risulteranno essenziali per l’impostazione di routine basate sulla pratica di scrittura quotidiana e sulla condivisione tra pari.

Anche discutere di focalizzazione o punti di vista narrativi su storie sintetiche ed essenziali come quelle delle favole può essere un ottimo punto di partenza per abituarsi ad analisi testuali sempre più profonde e multi-prospettiche.

Proprio in ottica di prospettive rovesciate o cambiamenti di punti di vista, a corredo di un percorso di inizio anno incentrato sulla favola, non può di certo mancare la lettura del simpaticissimo libro Favole a cui non badare troppo, in cui la morale classica appare ribaltata e i punti di vista e le interpretazioni vengono delineati in modo del tutto insolito o capovolto.

Le favole, insomma, permettono di impostare tante nuove strategie didattiche e di partire davvero con il piede giusto. Forse l’artista francese Paul Valery quando affermava: “In principio era la Favola (e vi sarà sempre)”, aveva proprio ragione.

BIBLIOGRAFIA

Linda Cavadini, Loretta. De Martin, Agnese Pianigiani (2021). Leggere, comprendere, condividere, Torino: Pearson.

Mughini, E., Panzavolta, S. (a cura di). (2020). MLTV: Making Learnign and Thinking Visible. Rendere visibili pensiero e apprendimento. Roma: Carocci.

Florence Parry Heide. (2019). Favole a cui non badare troppo. Milano: Bompiani.

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