Predisporre e allestire il laboratorio di lettura a scuola: una pratica che non va lasciata al caso

Predisporre e allestire il laboratorio di lettura a scuola: una pratica che non va lasciata al caso

28/10/2022

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ARTICOLO SCRITTO DA: MICHELA GROSSI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

 

 

Predisporre e allestire il laboratorio di lettura a scuola: una pratica che non va lasciata al caso.

 

All’inizio di ogni anno, nelle mie classi, uno dei momenti più attesi dai ragazzi è la ripresa del laboratorio di lettura e con esso la possibilità di scoprire nuovi titoli nella biblioteca di classe.

Un buon funzionamento del laboratorio, infatti, dovrebbe avere come ingrediente fondamentale la scelta di libri, riviste e fumetti: nulla va lasciato al caso, soprattutto l’assortimento dei libri che andranno ad arricchire la biblioteca. In genere nel mese di giugno, si stila una lista di possibili libri da acquistare, consultando cataloghi e riviste, siti e gruppi social dove si parla di libri. Successivamente, prima di procedere all’acquisto, solitamente, si chiedono ad amici e colleghi libri da donare alla scuola come albi illustrati, riviste o fumetti per ragazzi. Anche i ragazzi e le ragazze vengono invitati a portare a scuola testi che hanno il piacere di condividere e tenere in classe: sembra una banalità ma la condivisione di storie e di tutto quello che gravita intorno a esse (pensieri, emozioni, esperienze) è un’importante sfaccettatura della lettura praticata nell’ora di laboratorio.

A settembre tutto è pronto per il nostro laboratorio. In genere, quale docente di lettere, dedico alla lettura due ore a settimana, opportunamente strutturate: è importante che i ragazzi comprendano il valore delle ore di laboratorio e che non vedano la lettura come un mero passatempo da relegare all’ultima parte della giornata. La lettura acquista così uno specifico significato, anche grazie allo spazio e al tempo a lei dedicato nell’orario scolastico.

La prima mattina di laboratorio, a settembre, di solito porto in classe una bella scatola di libri colorati. Dopo una breve lezione introduttiva, dove spiego ai ragazzi che cosa faremo in quell’ora, ci apprestiamo insieme a catalogare e sistemare i libri nell’armadietto di classe.

I libri vengono etichettati con dei bollini collocati sul dorso e messi sul primo ripiano, in quello sotto vengono inseriti manga e fumetti, nel terzo le riviste per ragazzi e alcuni albi illustrati, secondo una suddivisione decisa insieme. Tutti partecipano a questo momento preliminare che permette ai ragazzi e alle ragazze di scoprire le copertine dei libri tra i quali ci sarà anche quello che sceglieranno per la lettura individuale. Il contatto con il libro e la sua fisicità è un incontro importantissimo. Sfogliando le pagine del libro, si ha modo di sperimentare qualcosa che, purtroppo, si sta perdendo nella nostra era sempre più digitalizzata: la possibilità di rileggere, di andare indietro o portarsi avanti con la storia, di coglierne le dimensione spazio-temporale.

Una volta conclusa la catalogazione dei testi, preparo un promemoria su cui vengono indicate, al momento del prestito, date di consegna e di restituzione del libro. Fatto ciò do il via alla consegna dei libri ai ragazzi.

L’ora successiva i ragazzi si immergono nella lettura individuale; il setting non è sempre quello dell’aula e, se c’è la possibilità, si esce in giardino per leggere, ci si siede sulle scale o ci si mette comodi nell’aula magna: l’importante è che ognuno trovi la sua dimensione, che possa immergersi nel “flusso” di lettura e nella storia, solo così ciascuno potrà essere catturato da quello che legge e potrà ritrovare, nei libri, un po’ di sé.

La lettura acquista allora un enorme valore perché permette di agire sui cuori e sulle menti: come ha detto Marianne Wolf nel suo libro Lettore vieni a casa: “leggere in modo profondo può diventare un antidoto a quella tendenza all’allontanamento dall’empatia che si nota nei giovani”[1], diventando “un magico momento di introspezione che può, in alcuni casi, far luce su emozioni e sentimenti a cui non sapevano dare un nome”[2].

[1] Wolf M., Lettore vieni a casa, Vita e Pensiero, p.52.

[2] Ivi, p.54.

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