Pratiche di lettura nell’ottica della comunità e della continuità

Pratiche di lettura nell’ottica della comunità e della continuità

17/05/2022

Comments

ARTICOLO SCRITTO DA: BARBARA DRAGONI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

PRATICHE DI LETTURA NELL’OTTICA DELLA COMUNITÀ E DELLA CONTINUITÀ

Da insegnante di lettere presso una scuola secondaria di primo grado, mi rendo perfettamente conto del fatto che non sia per nulla semplice lavorare nell’ottica di quella continuità, orizzontale e verticale, così importante per i processi di sviluppo degli apprendimenti dei singoli studenti.

L’impostazione scolastica della secondaria, caratterizzata dalla frammentazione oraria e disciplinare, rende difficile la condivisione di buone pratiche tra docenti in ottica trasversale e interdisciplinare.

Le occasioni di riflessione collegiale risultano, in definitiva, limitate alle riunioni dei consigli di classe e a quelle di dipartimento, troppo poche (e burocratizzate) per poter progettare azioni di intervento davvero efficaci ed esaustive.

E anche le occasioni di confronto sulla continuità tra docenti di scuola primaria e secondaria dovrebbero maggiormente essere inserite a sistema, visti gli effetti positivi dei quali potrebbero beneficiare entrambi gli ordini.

Come afferma lo psicologo statunitense David Ausubel: «se dovessi condensare in un unico principio l’intera psicologia dell’educazione, direi che il fattore più importante che influenza l’apprendimento sono le conoscenze che lo studente già possiede. Accertatele e comportatevi in conformità nel vostro insegnamento».

I ragazzi che fanno il loro ingresso nella scuola secondaria di primo grado vivono, inoltre, un delicato periodo caratterizzato da profondi cambiamenti sia a livello fisico che psico-emotivo.

Adattarsi a nuove scansioni orarie, a numerose figure professionali, a materiali e carichi di lavoro diversificati e particolareggiati, può risultare per molti di loro difficile e ansiogeno, con importanti ripercussioni a livello motivazionale. Ma per noi docenti di discipline umanistiche (e non solo) esistono, però, preziosi strumenti in grado di aiutarci a comprendere i ragazzi che abbiamo di fronte, le loro aspirazioni, le loro paure, i loro interessi, le loro conoscenze pregresse: questi strumenti sono i libri.

Leggere e far leggere in classe libri di vario genere permette di agire su più fronti, riflettere e discutere su ciò che si legge favorisce la consapevolezza individuale e la conoscenza reciproca, a tutto vantaggio di un clima improntato sul dialogo, sull’ascolto, sul rispetto reciproco e sullo spirito comunitario.

In un’ottica di continuità con la scuola primaria e per cercare di impostare la routine di lettura in maniera sistematica ma graduale, è bene che i primi libri da leggere e far leggere in classe siano scelti tra i testi di qualità con le seguenti caratteristiche: brevi, ben scritti e sentiti come vicini alle esperienze e al vissuto giovanile.

Autori come Roald Dahl o Angela Nanetti, spesso già letti alla scuola primaria, possono rappresentare proposte validissime su cui progettare percorsi didattici di conoscenza e accoglienza. Ma anche la lettura ad alta voce di albi illustrati, spesso sottovalutati alla secondaria di primo grado, risponde in maniera eccellente agli obiettivi sopra richiamati, come ben si evince dalle parole di Marcella Terrusi e Antonella Capetti, autrici di due importanti testi in materia.

La lettura di un albo illustrato, infatti, permette di lavorare – solo per citarne alcuni – su obiettivi e traguardi molto importanti, come l’ascolto, l’attenzione, la concentrazione, la discussione, la socializzazione, la ricerca di interpretazione autonoma e collettiva, la riflessione critica e la negoziazione di significati.

Esistono in commercio numerosi albi illustrati di qualità e la scelta può ancora ricadere su autori/autrici già conosciuti/e alla scuola primaria, come Silvia Vecchini o Beatrice Alemagna.

Importante, nella scelta, è tener conto dell’equilibrio tra componente testuale e iconografica e nell’ipotesi di ricaduta delle stesse in termini di interesse, attenzione e coinvolgimento emozionale.

Quest’anno, in fase di accoglienza, ho scelto di leggere in una classe prima l’albo illustrato Io sono così di Antonio Ferrara e Fulvia Degl’Innocenti.

Alcune componenti che hanno permesso di ottenere un’ottica ricaduta in termini didattici e socializzanti sono state le seguenti: il formato a soffietto, il riferimento a illustrazioni e ambientazioni vicini al vissuto giovanile, il linguaggio comprensibile ma ricercato, le tematiche semplici ma dal significato implicito interpretabile a più livelli, similitudini e immagini metaforiche di alto impatto.

Prima, durante e dopo la lettura, i ragazzi e le ragazze hanno dialogato sui loro interessi, sulle loro passioni e aspirazioni, esplicitando gli argomenti come riflessioni sia in forma orale che scritta. Il momento della condivisione ha inciso in maniera inequivocabile sul senso comunitario di conoscenza reciproca, facendo sì che, fin da subito, i ragazzi e le ragazze sentissero vivo e autentico il senso di aggregazione e appartenenza all’interno del contesto classe che si stava formando.

Impostare in fase iniziale letture rispondenti a criteri di continuità e consapevolezza personale risulta, quindi, una operazione procedurale importantissima per noi docenti

Questa esperienza in cui i ragazzi hanno potuto condividere interessi e passioni individuali mi ha infatti offerto delle significative opportunità e degli ottimi input di lavoro, tra cui la possibilità di impostare in modo centrato la progettazione didattica in merito a nuove scelte su libri da leggere, sia ad alta voce che da distribuire in classe, e in merito alle prime produzioni di scrittura autonoma di genere autobiografico da richiedere in fase successiva.

Perché assegnare priorità alla lettura non è solo una frase estrapolata dalle Indicazioni nazionali fine a sé stessa, ma va intesa come pratica indispensabile per incidere in modo fattivo e autentico sulla socializzazione, sugli apprendimenti e sullo sviluppo di molteplici competenze riguardante una comunità educante nel suo complesso.

Bibliografia:

  1. P. Ausubel, Educazione e processi cognitivi, FrancoAngeli
  2. Terrusi, Albi illustrati, Carocci
  3. Capetti, A scuola con gli albi, Topipittori

Related Posts

0 Comments

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.