Perdonaci Vincent. Originali e dintorni

Perdonaci Vincent. Originali e dintorni

03/12/2020

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ARTICOLO SCRITTO DA: ANNA PIRATTI – FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

Vincent Van Gogh, Ramo di mandorlo fiorito – cm 73.3×92, 1890

«Uno ha un grande fuoco nell’anima e nessuno viene mai a scaldarsi, i passanti non scorgono che un po’ di fumo in cima al comignolo e se ne vanno per la loro strada. E allora che fare, ravvivare questo fuoco interiore, avere del sale in sé, attendere pazientemente –ma con quanta impazienza–, attendere il momento in cui, mi dico, qualcuno verrà a sedersi davanti a questo fuoco, e magari vi si fermerà».

Così scriveva il pittore Vincent Van Gogh al fratello Theo nel giugno del 1880.

Tra loro è intercorsa una ricca corrispondenza, letteraria e grafica – in molte lettere sono presenti schizzi e bozzetti – dalla quale emergono l’affascinante personalità e il tormento interiore dell’artista, morto suicida nel 1890 all’età di 36 anni.

L’intero epistolario è stato oggetto di una mostra presso il Museo Van Gogh di Amsterdam www.vangoghmuseum.nl, e oggi è consultabile al sito www.vangoghletters.org .

Per una lettura in italiano invece vedere il volume Scrivere la vita 265 lettere e 110 schizzi originali. (1872-1890) Donzelli Editore

https://www.donzelli.it/libro/9788860369888

Durante la sua vita Van Gogh non ha ricevuto il favore del pubblico, oggi invece il consenso di cui godono le sue opere e il conseguente sfruttamento economico ha assunto proporzioni planetarie.

Senza volerci pronunciare sulla varietà del merchandising, da cui tutti siamo stati tentati almeno una volta, è bene dirsi che c’è un limite.

Al book-shop del sopracitato museo, tra ogni bendidìo texturizzato, un articolo mi ha sorpreso: sacchetti di crisps con stampato sopra un particolare dal quadro I Mangiatori di Patate, dove campeggiava la scritta “Poteto Eaters – Bio Organic and Salted”.

Insomma, un gioco di parole che lascia senza parole.

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate – cm 82 x 114,1885

Il quadro in questione si riferisce al periodo in cui Van Gogh viveva nelle Fiandre, dipingeva con toni scuri soggetti popolari.

Intorno al tavolo si vede raccolta una povera famiglia di contadini, le mani nodose parlano della dura vita spesa nei campi, la luce è fioca. Mangiano delle patate, le stesse che hanno seminato, coltivato e poi raccolto. Il realismo e la crudezza della scena sono mitigati dal senso di solidarietà che i personaggi esprimono condividendo quel poco che c’è, professando la sacralità del pasto serale.

Quello che stiamo facendo a Vincent Van Gogh, però, non si limita alle gaffe che si consumano nei book shops e negli shops on line – sorvolo sul pupazzetto con orecchio rimovibile che trovate a questo link! – No, ci stiamo espandendo…

https://www.vangoghmuseumshop.com/en/leisure-time/643/outside/363950/today-is-art-day(R)-van-gogh-figurine

Today is Art Day® Van Gogh Figurine

Vincent Van Gogh era un pittore, giustapponeva pennellate di colore a olio sulla tela.

E lì si trovano ancora.

Oggi vediamo fluttuare campi di grano, svolazzare turbinii di stelle, agitarsi di stormi di corvi, scorrimenti di covoni di paglia… il tutto proiettato su grandi superfici o compresso negli schermi dei dispositivi, sopra dimensionato o sotto dimensionato.

Si chiama esperienza immersiva e/o tridimensionale.

L’esperienza immersiva è qualcosa di spettacolare.

Può incuriosire e avvicinare alla fonte, tuttavia, quando è comunicata in modo fuorviante o non è integrata con la presenza degli originali, rischia di sostituirsi all’esperienza della pittura.

«Andiamo a vedere la mostra di Van Gogh» può non voler dire visitare dei dipinti.

Fatte le dovute precisazioni, un bell’esempio di esperienza immersiva è quella delle Carrières des Lumières: un’enorme cava riconvertita in spazio espositivo situata a Les-Baux-de-Provence, nella regione dove Van Gogh ha speso i suoi ultimi anni.

Un progetto culturale che propone da quasi un decennio meravigliose esperienze immersive che certo contribuiscono non solo alla cultura ma anche all’economia del territorio. Da vedere!

https://www.carrieres-lumieres.com/fr/van-gogh-nuit-etoilee

Ben vengano le declinazioni – meglio se rispettose – tratte dalla produzione artistica di un autore, il punto è sapere distinguere tra l’opera originale e la sua derivazione.

I quadri di Van Gogh (i quadri in genere) non si muovono, non svolazzano, non fluttuano, non si agitano, non scorrono.

Tutto ciò riguarda lo spettatore che viene provocato dal dipinto.

La Pittura non Si muove, Ti muove.

Vincent Van Gogh, La notte stellata – cm 73 x 92,1, 1889 Moma, NY

https://www.youtube.com/watch?v=fOn-zhqpQGM&feature=youtu.be

Riporto il commento di un alunno che dopo aver visitato gli Uffizi a Firenze – niente di più solido(!) – ha dichiarato, «Prof, io non sono più quello di prima».

Che cosa può fare la scuola per fare chiarezza? In particolare quali strumenti hanno i docenti di Arte e Immagine?

Consapevoli che si tratta di una lotta impari possiamo, dobbiamo, insistere sull’esperienza pittorica. Essa è fonte di conoscenza, specialmente per i nativi digitali.

In altre parole far copiare, copiare e copiare gli originali (e/o riproduzioni di alta qualità).

Affinché i nostri giovani prendano confidenza con gli autori ed instaurino con essi un dialogo.

A partire dall’intima corrispondenza nata dall’aver copiato – cioè studiato – un dipinto, potranno apprezzare le volute-volanti proiettate sul muro di un palazzo consapevoli che non si tratti della versione originale del dipinto, ma di una sua parafrasi digitale.

Saper distinguere la qualità della parafrasi sarà un passo ancora in avanti, per la scuola secondaria di secondo grado.

Alla scuola media, specie in terza, Van Gogh è un autore che fa emergere nell’alunno/a peculiarità e talenti svelandone tratti della personalità.

La collezione dell’autore presenta diversi gradi di difficoltà compositiva e una così vasta gamma di tinte da favorire l’espressione della pluralità emozionale tipica della preadolescenza.

Per ogni alunno/a che sappia distinguere un’opera da una sua interpretazione o che anche solo nutra un dubbio, sarà come aver piazzato una corposa pennellata sulla tela bianca di un futuro campo di grano… Maturo.

E reso omaggio all’opera di Van Gogh.

Nel frattempo, perdonaci Vincent.

(…) È una prospettiva molto triste quella di sapere che forse la pittura che faccio non avrà mai nessun valore.

Vincent Van Gogh al fratello Theo, agosto 1888

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