Oziare per crescere

ARTICOLO SCRITTO DA: CAROLINA BIANCHI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

OZIARE PER CRESCERE

“In questa vita imperfetta abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza.”

Haruki Murakami

Bisogno e inutilità, termini che apparentemente stonano se associati. In genere il criterio che utilizziamo per definire qualcosa di “inutile” è proprio il fatto che non se ne ha bisogno. Ne siamo davvero sicuri?

Il bisogno viene spesso associato a un criterio di funzionalità. Abbiamo bisogno di studiare inglese per poter viaggiare e lavorare più agevolmente, abbiamo bisogno di imparare a nuotare per poterci garantire una maggior sicurezza in situazioni di necessità.

Le nostre vite e le vite di bambini, bambine e adolescenti sono scandite da ritmi sempre più incalzanti e da impegni sempre più fitti, nessuno spazio è lasciato all’ozio, l’otium dei latini, di cui veniva ricercato un equilibrio con il negotium, l’attività lavorativa e l’occupazione.

Oziare ha assunto nella società contemporanea un significato comunemente negativo. Uno dei motivi, a mio parere, è la presenza di un grande tema connesso a quello dell’utilità e dell’efficienza, quello della performance (1).

Dobbiamo essere sempre più competitivi, più performanti, più multitasking, più produttivi per poter assumere un valore nel mondo contemporaneo, diventato così impegnativo e così “spalmato” tra vita online e offline. Il nostro tempo è infarcito di corsi, di lezioni, di impegni e, chiaramente, anche di doveri, tanto da non lasciare più il minimo spazio alla contemplazione e all’ inutilità, al vuoto e all’ozio.

Lunedì basket, martedì danza, mercoledì pianoforte, giovedì merenda dalla nonna, venerdì corso di cinese durante il doposcuola. Una Wunderkammer temporale dove nulla ha davvero valore, nulla ha il suo posto come “pezzo nella stanza” perché la stanza è piena di “tutto”. Piena di abilità che sicuramente avranno acquisito, ma forse non coltivato. Il tempo invisibile in cui apparentemente nulla accade, è quello che permette al seme di germogliare.

In una produzione che risale agli anni ’30 del secolo scorso (2), ma incredibilmente attuale, Bertrand Russell critica il culto per l’efficienza della società a lui contemporanea, suggerendo che una riduzione delle ore lavorative (possibile grazie alla tecnologia e all’organizzazione) potesse permettere alle persone di dedicarsi ad attività contemplative, all’introspezione e al perseguimento dei propri obiettivi personali. L’educazione informale, in questo modo, potrebbe essere estesa a tutta la vita, facendo sì che le persone possano riappropriarsi del piacere di svolgere attività in cui prendono parte attiva, e non diventare fruitori di contenuti passivi.

Trasponendo questa riflessione ai giorni nostri, e in particolare contestualizzandola all’età dello sviluppo, educare all’ozio, al vuoto e alla vita contemplativa, fatta di attività che non abbiano uno scopo particolare se non quello di essere svolte per il piacere della scoperta e dell’esplorazione di sé e del mondo, assume un enorme valore pedagogico.

Questa opportunità rappresenta allo stesso tempo una grande sfida, in quanto in un mondo iperstimolante, vuoto e contemplazione potrebbero rappresentare per un bambino, una bambina o un adolescente una fonte di noia, perdendo così la sua potenzialità.

È proprio qui che bisogna ragionare meglio su cosa sia la noia. Nelle ricerche che ho svolto per stendere questo articolo, sono venuta in contatto con il Professor James Danckert, docente e ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia della Università di Waterloo – Canada. Il Prof. Danckert e il suo gruppo studiano la noia e gli effetti che questa assume sul comportamento umano. Come si evince da una delle sue pubblicazioni (3), la noia non è qualcosa di intrinsecamente “buono o cattivo”.  La noia è un segnale che ci invita al cambiamento, al modificare quello che stiamo facendo.

Concepita in questo modo, la noia potrebbe diventare un potente motore per la creatività, per l’esplorazione e per l’acquisizione di un atteggiamento positivo verso il mondo. Bisogna però educare a reagire in questo modo alla noia, per esempio oziando insieme ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, e cercando di incoraggiare la riflessione, ascoltando a fondo il senso di noia che sentono, accompagnandoli cioè al piacere dell’ozio.

Lo spazio vuoto e la contemplazione richiedono la nostra partecipazione attiva, e in un mondo dove siamo sempre più consumatori passivi di distrazioni, bisogna educare (ed educarsi) ad essa.

Le vacanze che sono appena iniziate sono una meravigliosa tela bianca, un’occasione di spazio vuoto in cui lasciare spazio alla contemplazione attiva e alle esperienze fortuite e “inutili”. Abbracciando l’imprevedibilità che questo tempo vuoto porta con sé, ci scopriremo volenterosi di provare a osservare il volo degli uccelli, le relazioni tra le formiche di un formicaio, provare a dare nomi diversi agli oggetti e alle cose intorno a noi, giocare con il linguaggio, che descrive ma soprattutto costruisce il mondo.

Sembra quasi che non farcire di impegni l’intera giornata voglia dire buttare via il tempo, quando invece uno spazio (o un tempo) sono pieni, lo sono di qualcosa di definito e numerabile.  Il tempo vuoto è totipotente, è aperto al caso e ci accoglie, foriero di infinite possibilità.

Buone vacanze!

Gancitano M., Colamedici A. “La società della performance. Come uscire dalla caverna.” Ed. Tlon, 2021

Russel B. “In praise of Idleness” London, UK: George Allen and Unwin Ltd; 1935

Danckert, J., Mugon, J., Struk, A., Eastwood, J. (2018). Boredom: What Is It Good For?. In: Lench, H. (eds) The Function of E motions. Springer, Cham. https://doi.org/10.1007/978-3-319-77619-4_6

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