L’alleanza educativa tra genitori e insegnanti

L’alleanza educativa tra genitori e insegnanti

16/06/2022

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ARTICOLO SCRITTO DA: ROBERTA FINAZZI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

L’ALLEANZA EDUCATIVA TRA GENITORI E INSEGNANTI

Consigli per gli insegnanti

 

Confronto, collaborazione e condivisione sono le parole chiave che stanno alla base di questo articolo. Senza queste e senza altri due concetti fondamentali, rispetto e fiducia, l’alleanza educativa è già rovinata. Sì, sono proprio questi gli ingredienti principali per una buona comunicazione scuola-famiglia e per permettere a bambini e bambine, a ragazzi e ragazze di crescere in un contesto sinergico pronto ad accogliere le loro difficoltà e a far fiorire le loro capacità. Una buona relazione tra genitori e insegnanti ha un solo obiettivo, il benessere del bambino/a, che deve sentirsi protetto e accolto in entrambe le case, deve sentire che stiamo camminando nella stessa direzione.

Capita ancora oggi di sentirmi riportare frasi che palesano un giudizio non richiesto da parte di entrambe le parti. Insegnanti che riportano agli studenti opinioni e idee sulla famiglia o il genitore più esposto scolasticamente e genitori che denigrano il lavoro, le opinioni, le modalità degli/delle insegnanti senza pensare che questo atteggiamento crea solamente delle crepe nella triangolazione insegnante-bambino-genitore.

Parole di sfiducia, astio, poca stima creano semplicemente degli alibi per non fare, per trovare scappatoie nell’impegno scolastico e nel suo modo di stare in aula.

Mentire non è la soluzione, imparare a moderare il tono di voce e scegliere le parole adeguate per esprimere le proprie idee sì. Poniamoci sempre come adulti osservanti ed educanti, possiamo porre domande, possiamo descrivere ciò che vediamo, non possiamo giudicare.

Una delle frasi che spesso si sentono durante un colloquio è: «Ma stiamo parlando dello stesso bambino?».

A volte capita che l’immagine riportata dal contesto scuola e dal contesto famiglia, sia per molti aspetti differente. Del tutto normale, ognuno di noi adegua i propri comportamenti e porta in luce aspetti di sé diversi in luoghi diversi. Non sta mentendo l’insegnante, non sta mentendo il genitore e non sta mentendo nemmeno lo studente. Quando siamo noi insegnanti a dover riportare dei comportamenti disfunzionali, cerchiamo di non mischiare descrizione e opinione, cerchiamo di metterci nei panni di un genitore, che in quel momento si potrebbe sentire giudicato ed etichettato. Il nostro obiettivo non è giudicare il modo di essere genitore o le regole che vigono in casa ma il nostro obiettivo è la serenità dello studente, è trovare delle strategie per aiutarlo a migliorare.

Potrebbe essere utile scrivere un breve elenco degli aspetti da portare in evidenza, accompagnati da esempi di situazioni vissute in aula. Questo piccolo stratagemma permette al genitore di percepire l’attenzione e la cura che abbiamo nel seguire il figlio e permette a noi di rimanere concentrati e precisi nel confronto con il genitore.

Partiamo sempre dai punti di forza dei nostri ragazzi, soprattutto quando siamo noi insegnanti a chiamare il genitore per un colloquio e quindi con molta probabilità abbiamo delle difficoltà da segnalare, cerchiamo di aprire e chiudere l’incontro con gli aspetti positivi, allentiamo la tensione e la preoccupazione con cui il genitore ha aperto la porta dell’aula o la stanza virtuale.

Un’informazione che spesso non viene data ai genitori ma che risulta fondamentale, anche nell’ottica di accrescere la fiducia scuola-famiglia, riguarda le modalità adottate in aula. Modalità di lavoro, di motivazione, giochi, attività, momenti extra. Condividere il proprio modo di stare in aula permette al genitore di sentire che l’insegnante accoglie i suoi studenti, personalizza percorsi e pone attenzione alla sua classe.

Laddove ci sono bambini e ragazzi con delle difficoltà a richiamare il genitore ogni due mesi per un confronto ha poca utilità, questi si sentirà inutile, frustato e chiuso nella sua disillusione di poter avere un figlio bravo a scuola. Cosa dobbiamo fare? Porre dei piccoli obiettivi per i nostri studenti, fosse anche l’ordine sul banco, la presa del materiale dalla cartella o la richiesta di parola alzando la mano e comunichiamo al genitore in modo rapido attraverso un avviso, un’annotazione i piccoli passi e traguardi. I voti, le valutazioni, il genitore li ha costantemente davanti agli occhi, il comportamento di suo figlio in aula no.

Piccoli successi in aula possono essere motivo di clima più sereno in casa e clima più sereno in casa potrebbe significare un bambino più tranquillo e aperto all’apprendimento in aula.

In generale la domanda da porsi insieme durante il colloquio è: «Come possiamo aiutare Roberta?», «Come possiamo aiutare Marco?» I micro-obiettivo presentati poco sopra invece devono essere qualcosa di più specifico, che può essere condiviso a casa e a scuola in diverse connotazioni, senza che questo sovraccarichi lo studente. L’obiettivo è far sentire il nostro alunno pensato e importante, che nel contesto scolastico non c’è solo l’importanza dell’andamento valutativo materia per materia, lui/lei può mostrare altro di sé e raggiungere tanti piccoli obiettivi.

Cercare una linea comune, una strada da percorrere insieme, in momenti diversi della giornata è un ottimo modo di procedere all’accompagnamento alla crescita dei nostri studenti.

Un sogno? Per certi aspetti sì, ci sono situazioni davvero complesse, in cui non giudicare o non sentirsi giudicati è pressoché impossibile e così già prima di incontrarsi ci siamo creati idee e opinioni. Guardiamo quei genitori, quella famiglia con degli occhiali già sporchi di un nostro giudizio. Dobbiamo impegnarci a osservare e ascoltare, pensare che dietro a ogni persona c’è una storia diversa e noi siamo presenti in quanto adulti educanti, adulti che aiutano a costruire la strada da percorrere.

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