La voce degli insegnanti: rischio burnout e Covid-19

ARTICOLO SCRITTO DA: MARTA BRUSCO, ROBERTA FINAZZI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

 

LA VOCE DEGLI INSEGNANTI: RISCHIO BURNOUT E COVID-19

In quest’articolo ci occuperemo di approfondire il tema del burnout in ambito scolastico, focalizzandoci sui vissuti soggettivi dei docenti caratterizzanti i periodi di didattica a distanza e il ritorno a scuola, al fine di fornire semplici strategie e strumenti d’aiuto.

La professione dell’insegnante, identificata come helping professions, si focalizza sul rapporto docente – studente ed è caratterizzata da un forte coinvolgimento emotivo. Il docente non è solo colui che trasmette il proprio sapere, ma si occupa anche dell’educazione personale e intellettuale dei suoi studenti. Non solo lo stress, ma anche paure, tensioni, incertezza possono influenzare il proprio operato e, soprattutto in quest’ultimo anno, si sono verificate situazioni delicate sotto diversi punti di vista. Raccontarsi, conoscersi, confrontarsi è una delle strategie più importanti per poter affrontare al meglio situazioni di difficoltà, senza sentirsi soli. 

Cos’è lo stress?

Lo stress è “una risposta aspecifica dell’organismo per ogni richiesta effettuata su di esso dall’ambiente esterno” (Selye, 1936). Esso può assumere una connotazione negativa (distress), quando cronico e intenso, o positiva (eustress), se permette di affrontare al meglio le sfide. Le fasi che meglio lo descrivono sono tre: una prima, detta di allarme, identificata dalla reazione fisiologica dell’organismo agli stressor esterni, una seconda di resistenza, caratterizzata da un equilibrio provvisorio delle difese e, infine, una di esaurimento funzionale in cui vengono meno le difese azionate in precedenza.

 Cos’è, invece, il burnout? E come si differenzia dallo stress?

Il termine “burnout”, tradotto dall’inglese “bruciato”, richiama uno stato di esaurimento e crollo emotivo derivante dallo stress legato a fattori individuali, ambientali e lavorativi. Maslach nel 1976 l’aveva identificato come “una forma di stress interpersonale che comporta il distacco del lavoratore dall’utente e la perdita di interesse per la gente con cui si lavora”. Si tratta di una sindrome in cui sono presenti tre dimensioni: “esaurimento emotivo”, sensazione di essere svuotati ed esauriti, “depersonalizzazione”, distacco e estraniamento verso l’attività lavorativa, e “mancanza di realizzazione personale”, intesa come assenza di prospettive future e sfiducia nelle proprie capacità lavorative.

A tal proposito, è bene evidenziare le caratteristiche che lo differenziano dallo stress: il burnout, in quanto sindrome, è caratterizzato da un lungo processo che difficilmente rientra spontaneamente; a differenza dello stress, coinvolge necessariamente l’aspetto interpersonale e caratterizza professionisti con un alto livello di motivazione; infine è solo negativo e alla base c’è una perdita di significato in merito al proprio ruolo e attività lavorativa.

Quali sono i fattori di rischio e le cause di burnout in ambito scolastico?

I fattori di rischio si possono suddividere in tre macrocategorie: socioculturali, ambientali organizzative e individuali. Con il termine socioculturali si intendono gli aspetti riguardanti l’organizzazione, la storia, l’evoluzione dei costumi e della demografia di un determinato Paese. Nello specifico nella nostra società odierna possiamo fare riferimento all’aumento di richieste e aspettative e, contemporaneamente, al calo del prestigio sociale, investimento socioeconomico e tutela delle professioni sociali. Con variabili ambientali organizzative si identificano, invece, le condizioni ambientali sfavorevoli come il sovraccarico lavorativo, l’insoddisfazione per la retribuzione, i limiti di carriera, la mancanza di riconoscimenti, la scarsa comunicazione e collaborazione, la mancanza di autonomia decisionale, la chiarezza informativa e di ruolo. Infine, tra le variabili individuali che influenzano maggiormente l’insorgenza del burnout troviamo una maggior dedizione, impegno e coinvolgimento emotivo, l’entusiasmo, l’empatia, la sensibilità, l’essere ansiosi, idealisti, introversi ed ossessivi.

Il docente, oltre ad assolvere mansioni specifiche relative alla propria disciplina, si occupa anche dell’aspetto relazionale, dell’incontro con l’altro e della comprensione delle sue richieste e dei suoi bisogni. Tuttavia, questo compito talvolta rischia di esser messo in secondo piano e portare all’insorgenza di problematiche, tra cui il rischio di burnout, nel momento in cui non si prende in considerazione o non si hanno gli strumenti adeguati per intervenire.

Come sono stati percepiti i fattori di rischio durante il primo e il secondo periodo di DAD? E con quali strategie è possibile intervenire?

Attraverso la somministrazione del questionario “Burnout a scuola e Covid-19”, somministrato con lo scopo di valutare la diversa percezione dei fattori di rischio nei primi mesi di emergenza, da marzo a giugno 2020 e nel secondo periodo, da ottobre a gennaio 2021 in docenti di scuole primarie e secondarie di I e II grado, è stato possibile osservare differenti cambiamenti. Tra le variabili che abbiamo riscontrato essere maggiormente presenti si evidenziano stanchezza, incertezza, ansia, insoddisfazione e preoccupazione per i nuovi metodi d’insegnamento, per la situazione emergenziale e per gli studenti. Inoltre, sia durante il primo che il secondo periodo di DAD, è stato evidenziato un aumento della quantità di tempo dedicato alla scuola e una diminuzione del tempo libero a disposizione, in unione all’aumento di problemi organizzativi e di concentrazione, soprattutto durante il primo periodo di DAD.

A tal proposito si sottolinea l’importanza di una buona organizzazione dei vari momenti della propria giornata scolastica alternando momenti di attività a momenti di pausa, anche all’interno delle singole lezioni, alternare le modalità di presentazione dell’argomento del giorno e richiedere la partecipazione mirata dei bambini e ragazzi, attivandoli, laddove possibile, alla riflessione o a effettuare collegamenti, in modo tale da mantenere e stimolare la concentrazione. Altre strategie per mantenere attiva l’attenzione e rendere le lezioni online più dinamiche e interattive sono, per esempio, l’utilizzo della webcam focalizzata sul mezzo busto o, ancora meglio, sulla figura intera dell’insegnante, in modo tale da poter osservare la sua espressione e la sua gesticolazione, e l’utilizzo della lavagna interattiva. Nel ritorno in aula, bisogna tenere presente la fatica, non solo nostra in quanto insegnanti, ma anche quella dei nostri studenti che si trovano ad alternare modalità di apprendimento, una buona idea, potrebbe essere quella di mantenere una parte di didattica interattiva anche in presenza e alternare il più possibile le modalità di apprendimento, coppie, piccoli gruppi, video, lavagna classica e interattiva, ecc. Rendere cioè la lezione il più varia possibile.

Nelle situazioni di difficoltà, come quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid-19, è essenziale non perdere di vista il significato del proprio lavoro, non dimenticarsi la propria dedizione e la passione nell’accompagnare gli studenti verso il raggiungimento dei propri obiettivi. A questo proposito, l’utilizzo di tecniche di rilassamento (es. yoga, training autogeno e respiro consapevole) è efficace nell’affrontare periodi stressanti, in quanto ci permette di raggiungere una maggior consapevolezza in merito alla nostra situazione psicofisica, rilassarci e spenderci al meglio nella nostra professione.

Un fattore, invece, notevolmente positivo che abbiamo evidenziato all’interno della nostra ricerca è relativo all’aumento della collaborazione tra gli insegnanti e i genitori durante entrambi i periodi di DAD, e solo nel secondo periodo di DAD con gli studenti. Quest’ultimo punto potrebbe quindi indicare una maggior voglia di intraprendenza da parte degli alunni, i quali si sono messi maggiormente in gioco in ambito scolastico nel secondo periodo di DAD. A tal proposito, è bene evidenziare l’importanza della promozione di progetti o attività di studio che prevedano la partecipazione interattiva di tutta la classe, permettendo quindi ad ognuno di sentirsi soggetto attivo e “costruttore” del proprio percorso di apprendimento scolastico. Investire sulle relazioni lavorative e amicali è fondamentale per diminuire lo stress e promuovere la felicità, soprattutto nei momenti difficili. 

Inoltre, è possibile evidenziare che sia durante la DAD che al rientro a scuola è stato percepito un elevato livello di stress dai docenti dovuto al peso delle richieste scolastiche e una maggior contraddittorietà in merito alle linee guida del ministero. A tal punto si evidenzia l’importanza di saper riconoscere gli aspetti su cui è possibile esercitare un controllo e quelli che è solo possibile accettare: è quindi necessario fermarsi un attimo e chiederci su cosa possiamo intervenire e in che modo.

Infine, una grande differenza è possibile osservarla in merito al tono dell’umore. Esso si evidenzia per la maggior parte degli insegnanti altalenante durante i periodi di DAD, mentre stabile per coloro che sono rientrati a scuola nel periodo ottobre 2020 – gennaio 2021. Questo aspetto ci permette di riflettere sull’importanza delle lezioni in classe e dell’interazione con gli studenti, anche se limitata a causa delle regole anti Covid-19.

Come ultimo strumento d’aiuto vi proponiamo di scrivere, disegnare, dedicarsi un tempo quotidiano o quantomeno settimanale in cui pensieri ed emozioni vissute possano venire espresse senza giudizio e in cui lasciar fluire anche la propria stanchezza. Mai come adesso si ha bisogno di questi momenti di “decompressione” in cui respirare e ritrovarsi. Dar forma ai nostri pensieri ci permette di attribuirgli il giusto significato, dar senso a quanto accaduto e ricaricarsi per ripartire.

Bibliografia

Chirico F. e Ferrari G. (2014) “Il burnout nella scuola, strumenti di valutazione del rischio e sorveglianza sanitaria”. Ed. Ferrari Sinibaldi

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