La natura vive quando vive nel mondo

La natura vive quando vive nel mondo

12/05/2023

ARTICOLO SCRITTO DA: BARBARA BELTRAMI, AUTRICE SCUOLA OLTRE

Da alcuni anni mi sono appassionata al rapporto tra i bambini e la natura, dedicando tempo ed energie a studiare come questi due elementi siano strettamente legati tra loro da un legame indissolubile. Ripensando al momento in cui ho iniziato a lavorare nei servizi educativi per la prima infanzia, ormai diversi anni fa, molti aspetti sono cambiati e l’approccio e lo stile che le insegnanti adottano nei confronti dell’educazione in natura si sono evoluti.

 

L’ambiente naturale e quello più strutturato dei Nidi e delle Scuole dell’Infanzia sono sempre più spesso vissuti come un continuum, ovvero ciò che accade fuori può essere ripreso dentro e viceversa. Tuttavia, c’è ancora molto da fare per tradurre la sensibilità verso ciò che è il tema dell’ambiente e dell’ecologia in pratiche pedagogiche.

 

È opportuno chiedersi quali prassi quotidiane possiamo adottare per essere tutti più consapevoli e attenti a questo tema, coinvolgendo in particolare i bambini dalla più tenera età fino alle classi di ogni ordine e grado.

È opportuno chiedersi quali prassi quotidiane possiamo adottare per essere tutti più consapevoli e attenti a questo tema, coinvolgendo in particolare i bambini dalla più tenera età fino alle classi di ogni ordine e grado.

 

L’ambiente viene definito come il terzo educatore, un laboratorio permanente in cui avviare processi di conoscenza e ricerca. È un luogo che può accogliere i diversi bisogni dei bambini, coniugando le tante esigenze di cura e sicurezza, valorizzando al contempo le potenzialità di ciascuno e di tutti, offrendo occasioni di osservazione, conoscenza e sperimentazione sensoriale, lasciando ad ognuno la possibilità e il tempo di riflettere su ciò che sta facendo. Credo che tutto questo possa essere racchiuso nell’ambiente naturale, come afferma anche il Professor L. Malaguzzi, riferendosi ad insegnanti e studiosi dell’educazione:L’educazione è un fatto di interazioni complesse, molte delle quali si verificano solo se anche l’ambiente vi partecipa. Qualcuno ha scritto che l’ambiente deve essere una specie di acquario dove si rispecchiano le idee, la moralità, gli atteggiamenti, le culture delle persone che ci vivono. Noi abbiamo cercato di andare in questa direzione”.

 

Quante volte ci è capitato di pronunciare la parola natura. Se cerchiamo sul dizionario l’etimologia della parola troviamo che questo termine deriva dal latino natūra che letteralmente significa “ciò che sta per nasceree nel suo significato scopriamo quante e diverse accezioni racchiuda in sé. 

La natura è spazio, colore, forma, materia, bellezza, è un sistema perfetto ed al contempo incompiuto, è un luogo da guardare, agire, vivere e ascoltare. 

Parlare oggi di natura e di tutto ciò che essa comunica, significa accreditare a questo contesto la specificità di un luogo che accoglie le esperienze di crescita e conoscitive dei bambini. 

Ma quale luogo o luoghi ci prefiguriamo quando parliamo di natura?

Un ambiente incentrato nella relazione con lo spazio, gli elementi che lo compongono, il corpo che lo abita, capace di instaurare un legame intimo con il mondo, che si pone come luogo d’incontri e di possibilità, nel quale si intersecano aspetti e conoscenze multidisciplinari e multivaloriali.

Una considerazione a mio avviso importante è che quando parliamo di natura non dobbiamo avere una visione stereotipata di un luogo idilliaco in cui l’uomo entra senza controindicazioni. Molto spesso invece è proprio l’azione dell’uomo che crea disordini e scombussolamenti ambientali. La percezione che noi abbiamo e ci costruiamo di un luogo dipende, molto spesso, dai vissuti soggettivi e dalla capacità di rielaborare le esperienze e le conoscenze di quel luogo. Come afferma Daniel Goleman, noto psicologo: “Gli ecologisti ci insegnano che i sistemi naturali operano su scale multiple. […] La modalità in cui percepiamo e comprendiamo tutto questo fa una netta differenza. […] Come un uomo è, così vede”.

È necessario individuare le strategie educative da adottare per sensibilizzare i bambini, i cittadini del futuro, a sviluppare un atteggiamento ecologico. Questo significa instaurare un rapporto con la natura basato sul rispetto e sulla collaborazione, che si fonda sulla visione ecologica che considera la specie umana al pari delle altre specie animali, e che si impegna in una prospettiva di crescita collettiva. Ciò implica anche pensare alla natura in relazione alla tecnologia.

 

I bambini e le bambine, fin dal nido, utilizzano strumenti tecnologici come mezzi per amplificare le loro ricerche, sono sempre più connessi ad internet e utilizzano tecnologie come strumento soggettivo di conoscenza. Stiamo assistendo ad un cambiamento di paradigma rispetto alla nostra generazione, quella degli anni ’70, in cui il virtuale è diventato parte integrante della realtà.

“Si tratta di una forma del reale molto concreta, influente e significativa per le relazioni sociali, cognitive, formative, professionali ed economiche, sia dei “nativi” sia di noi “immigranti””.

Luoghi di possibilità dove l’intento è quello di offrire occasioni educative concrete, fin dalla prima infanzia, attraverso l’esplorazione del mondo mediante lo sviluppo del pensiero critico.

 

La natura rappresenta la pluralità dei sistemi viventi che si affida ad una visione sistemica della realtà, in cui ogni essere vivente, in ogni ambiente, interagisce con gli altri. La conoscenza e il mondo sono compresi nello stesso articolato sistema.

 

Ciò che accade negli spazi esterni è proprio quello di avere una varietà e una molteplicità di occasioni conoscitive che mutano e si trasformano continuamente, offrendo nuove condizioni di conoscenza, di ricerca e di gioco.

 

È importante quindi creare contesti d’esperienza significativi affinché i bambini possano sviluppare le loro potenzialità con gli strumenti cognitivi di cui sono dotati. Se concediamo ai bambini la possibilità di fare esperienza diretta, ci accorgiamo di quanto il gioco possa diventare una cosa seria, trasformandosi in un luogo di didattica attiva e sperimentale.

 

Concedere queste occasioni di sperimentazione significa accreditare al bambino la possibilità di entrare con tutto se stesso in ciò che sta facendo, con il diritto di correre dei rischi.

BIBLIOGRAFIA

 Malaguzzi, L., I cento linguaggi dei bambini. Catalogo della Mostra, Reggio Children, Reggio Emilia, 2006, pag. 40

 Goleman, D., Intelligenza ecologica, RCS Libri, Milano, 2009 p. 57

 Ibidem, pag. 191

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