La “cura” del Natale

EDITORIALE SCRITTO DA: CHIARA CARLETTI PRESIDENTE E FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

 

 

La “cura” del Natale

 

Non è esattamente questo il clima natalizio che ci saremmo aspettati o che speravamo di trovare in questo anno che sta per concludersi. Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel cuore dell’Europa si sta combattendo una guerra che, ogni giorno di più, rischia di trascinarci in un vortice di violenza dal quale difficilmente riusciremmo a sopravvivere. A questa situazione drammatica, dobbiamo aggiungere le grida di dolore e rabbia che arrivano dal nostro Pianeta: la recente alluvione nelle Marche, la frana sulla Marmolada e quella di pochi giorni fa a Ischia, tanto per citare alcuni esempi, sono chiari segnali di allarme. Il disastro idro-geologico, i mutamenti climatici, insieme all’incuria e alla speculazione edilizia di cui sono vittime i nostri territori, sono un problema che non possiamo più evitare. Che Greta Thunberg e i giovani che manifestavano ai Fridays for future avessero ragione quando scendevano in piazza per chiedere politiche sostenibili, rispettose dell’ambiente e della natura? Eppure una certa classe politica, così come una discreta parte della popolazione adulta, li ha guardati con diffidenza, se non addirittura con supponenza. Ciò accade spesso, quando due generazioni si trovano a confronto e una, quella conservatrice, vede soffiare il vento del cambiamento, pronto a travolgere le proprie rassicuranti certezze.  

Cari adulti, insegnanti, genitori, nonni e nonne, l’invito è a guardare i vostri studenti e studentesse, figli, figlie e nipoti, con più rispetto e attenzione, perché questo è il loro momento, a loro spetta il compito di pensare il futuro. Tutta loro è la curiosità, la speranza, ma anche la responsabilità di costruire una società più equa e giusta. 

Impariamo dunque ad ascoltarli, a cogliere silenzi, sguardi, battute, difficoltà e paure. Aiutiamoli a coltivare i loro talenti, a realizzare i propri sogni, a dare voce a quel desiderio di riscatto e innovazione che l’adolescenza porta con sé, da sempre.

Sentir dire dal neo-Ministro dell’Istruzione (e del merito), Giuseppe Valditara, che “l’umiliazione è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”, ci riporta indietro verso un’idea di educazione che speravamo ormai superata, figlia della paura, di quella logica del potere dove solo il più forte vince e l’altro, il “diverso”, lo “straniero”, il “disabile” o il “deviante”, non può far altro che soccombere e tacere perché poco “meritevole”. Si tratta di un atteggiamento patriarcale e paternalistico, di chi vorrebbe conservare lo status quo, rivendicando ideologie obsolete, capaci però di garantire privilegi e comodità a quella parte avvantaggiata della popolazione che le rivendica, mentre dall’altro lato – in mezzo a una crisi occupazionale senza precedenti – si tacciano i giovani come “scansafatiche”, “pigri”, “fannulloni” o choosy, perché si rifiutano di essere sfruttati per 3 euro l’ora. 

 

Qual è allora la funzione della scuola in una società così drammaticamente ingiusta, squilibrata, divisa e precaria?

 

Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I CARE”. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: “me ne importa, mi sta a cuore”. È il contrario esatto del motto fascista “me ne frego” (Don Lorenzo Milani, 1967).

 

Ritengo che il principale compito dell’educazione o, meglio, della formazione – intesa come quel prendere forma del soggetto per divenire uomo o donna, cittadino e cittadina, consapevole, critico/a e attivo/a – sia quello di insegnare la cura di sé (o cura sui, come direbbero i latini), dell’altro e del Pianeta (Fadda, 2002; Cambi, 2010). Farlo con amore, rispetto, ma anche con spirito critico e capacità di ribellarsi e dissentire rispetto a chi vorrebbe imporre la propria visione del mondo. Impariamo a guardare la realtà con ironia, a partire da altri punti di vista. Insegniamo ai nostri studenti e studentesse a mettersi in discussione, a decentrarsi, ad aprirsi all’altro, a coltivare il dialogo e l’immaginazione, a scoprire il mondo, viaggiando e leggendo, raccontando di sé, costruendo comunità educanti aperte al territorio, superando limiti e confini, ridefinendo spazi e rivendicando il proprio diritto a trasgredire (hooks, 1994). 

Siamo per loro un esempio, un modello educativo da stimare e rispettare, la spalla sulla quale piangere, quando la famiglia viene meno al suo ruolo e alle sue responsabilità. Accompagnamoli con rispetto e discrezione, cura e amore, nel lungo e difficoltoso viaggio che li porterà, oltre quella terra di mezzo che è l’adolescenza (Barone, Mantegazza, 1999). Facciamo in modo che una volta adulti si ricordino di noi e dei nostri insegnamenti, perché alcuni di loro sceglieranno di fare il nostro stesso mestiere e porteranno sulle proprie spalle quel carico di responsabilità e di orgoglio che stiamo provando anche noi in questo preciso istante.

 

Che sia allora un Natale di “cura”.

 

 

Bibliografia 

Carletti, C. (2022).  “L’ironia per formare alla sostenibilità: dalla cura di sé alla cura dell’altro e della casa comune” in Formazione & Insegnamento. Pensa MultiMedia Editore. Anno pubblicazione: Vol. 20 No. 1 Tome II (2022): Co-belonging, Co-evolution and Ecosystem Education

Barone, P., Mantegazza, R. (1999). La terra di mezzo. Gli elaboratori pedagogici dell’adolescenza. Milano: Unicopli.

Cambi, F. (2010). La cura di sé come processo formativo. Roma-Bari: Laterza.

Dewey, J. (1949). Democrazia e educazione. Firenze: La Nuova Italia. 

Fadda, R. (2002). Sentieri della formazione. La formatività umana tra azione ed evento. Roma: Armando Editore.

Freire, P. (2004). Pedagogia dell’autonomia. Torino: EGA.

Gallerani, M. (2020). “La responsabilità del dire nella cura”. In Studium Educationis, N. 3, 2020, doi: https://doi.org/10.7346/SE-032020-02 .

hooks, b. (1994). Teaching to Transgress. Education as the Practice of Freedom. New York & London: Routledge.

Lipman, M. (2004). Educare al pensiero. Milano: Vita e Pensiero.

Mancaniello, M.R. (2021). “La pandemia e il tempo di lockdown: possibili interventi educativi per la salute e il benessere delle giovani generazioni”. In Medical Humanities & Medicina Narrativa, vol. 3, pp. 39-51, ISSN:2724-3281.

Milani, Don Lorenzo. Scuola di Barbiana (a cura di) (1967). Lettera a una professoressa. Firenze: Libreria Editrice Fiorentina

Morin, E. (2015). Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione. Milano: Raffaello Cortina.

Mortari, L. (2008). A scuola di libertà. Milano: Raffaello Cortina.

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