Integrare parti di noi per includere il mondo

Integrare parti di noi per includere il mondo

23/09/2021

ARTICOLO SCRITTO DA: MONICA E ROSSANA COLLI, FORMATRICI SCUOLA OLTRE

 

INTEGRARE PARTI DI NOI PER INCLUDERE IL MONDO

Recentemente dopo una vacanza immersiva nella natura ho fatto un sogno lucido, uno di quei sogni in cui la persona che sta sognando è consapevole di ciò che sta accadendo, ma non può intervenire nel sogno per influenzarne gli eventi.

Fino a qualche mese fa non l’avrei definito un “sogno”, ma un incubo; del resto mi trovavo su un bel prato erboso circondata da alberi e da alveari di vespe e con la gonna/grembiule, candida come la neve, trasformata in grembo/casa per le vespe.

Al risveglio però non ero madida di sudore; la sensazione che mi pervadeva era piuttosto di curiosità verso quell’insetto, la vespa, che, aveva visitato spesso me e mio marito durante i nostri pranzi all’aperto al mare e che, l’ultimo giorno a colazione si era trattenuta per un po’, perfettamente immobile e calma, sul mio braccio sinistro.

Un approccio lineare, per intenderci quello che procede da A verso B, mi avrebbe fatto catalogare il sogno come qualcosa da rimuovere al più presto per proseguire con le attività quotidiane. Sicuramente sarebbe stata la strada più veloce, ma sarebbe stata anche la strada migliore?

Quanti contenuti diurni avrebbero la necessità di essere elaborati, processati, assimilati, ma per mancanza di tempo finiscono chissà dove per poi comparire, magari a distanza di giorni o anni, nei nostri sogni?

Quanto tempo ci diamo, per “ricapitolare” la giornata alla sera e per permettere ai nostri bambini e bambine, alunni e alunne di fare lo stesso?

Questo tempo è prezioso doppiamente; sia perché ci permette di vedere al rallentatore quanto è successo e di gioire dei piccoli gesti, dei sorrisi, degli atti di gentilezza inaspettati dati e/o ricevuti, sia perché libera spazio nelle fondamenta della nostra casa (le sensazioni fisiche), nelle nostre finestre (occhi, orecchie, naso, bocca, mani, piedi) e nel nostro tetto (i pensieri) così da accogliere nuovi contenuti, riflessioni, intuizioni…

Sulla spinta della curiosità, motore di qualsiasi apprendimento, ho cercato di avvicinarmi, di incontrare il mondo delle vespe libera da pregiudizi. O meglio, ho guardato il mio pregiudizio su questi insetti dritto negli occhi: vespa=pericolo!

E ho scoperto che le vespe, proprio come le api, sono insetti impollinatori!

Le interazioni tra le piante di fico (Genere Ficus) e le “vespe del fico” (Hymenoptera: Agaonidae), per esempio, è da sempre considerato un esempio di simbiosi mutualistica, stretta e diffusa, tra organismi, ed esistono circa 800 specie di fico impollinate da questa specie di imenottero.

Tale relazione esisterebbe, secondo un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista Biology Letters, da ben 34 milioni di anni, come indicato da un nuovo ritrovamento fossile[1].

Ecco perché, durante i pranzi all’aperto estivi, il nostro tavolo era sempre visitato da almeno un paio di vespe! Gli ospiti eravamo noi, le vespe, infatti, erano, a casa loro, dal momento che il tavolo si trovava proprio davanti a una magnifica pianta di fico.

Questo sogno, insieme alla possibilità di superare il pregiudizio e l’immagine negativa nutrita nei confronti delle vespe, mi ha portato a interrogarmi sui punti seguenti:

– Che cosa significa integrare parti di sé?

– Il lavoro sull’integrare, accostandosi ai frammenti, alle varie parti di sé con curiosità e senza giudizio, può favorire l’inclusione dell’altro (inteso in senso lato, come essere vivente)?

Entrambi gli interrogativi ci pongono in una postura riflessiva non lineare che richiede di lasciare e lasciarsi reciprocamente spazio e tempo.

L’augurio, all’inizio dell’avvio di questo nuovo anno scolastico, è perciò quello di tutelare questo spazio e questo tempo per affrontare ciò che succede con curiosità ed equidistanza, senza etichettarlo da subito come piacevole o spiacevole, ma dandosi il tempo di… viverlo!

[1] In realtà, il reperto fossile che ha portato a questa scoperta fu rinvenuto già nel 1920, ma, male interpretato, è stato riscoperto solo oggi da Steve Compton, entomologo ed esperto di vespe dei fichi dell’University of Leeds.
L’esemplare di vespa del fico rinvenuto nell’Isola di Wight, presenta le medesime caratteristiche morfologiche delle odierne vespe del fico, adatte all’impollinazione delle piante su cui vivono.

Tratto da “Vespe e fichi: 34 milioni di anni di simbiosi”, Pikaia, il portale dell’evoluzione.

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