È scuola anche all’aperto!

È scuola anche all’aperto!

06/09/2021

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ARTICOLO SCRITTO DA: ANNA ABBATE FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

È SCUOLA ANCHE ALL’APERTO!

«Portando in mezzo al verde la scuola noi vogliamo che essa, ora formalistica e retorica, vuota e pretenziosa, schiava di vecchie formule e antiche bugie, diventi naturalistica e scientifica, senza pregiudizi e audace», spiegava con queste parole in Consiglio Comunale di Bologna l’assessore alla scuola Mario Longhena nel lontano 1917. Insieme al sindaco Francesco Zanardi vennero creati i primi asili pubblici introducendo così un concetto innovativo di didattica integrata, individuando anche al di fuori delle aule, spazi all’aperto adatti all’apprendimento.

Oltre un secolo fa quindi nacque la prima scuola all’aperto, oggi la scuola “Fortuzzi”. Si scelse un parco cittadino fuori dal centro di Bologna. Senza farsi condizionare dalle condizioni metereologiche, gli alunni frequentavano 8 ore al giorno la scuola imparando all’aperto italiano, matematica, geografia e molto altro ancora.

Se più di cento anni fa questo tipo di scuola poteva apparire innovativa e bizzarra, oggi questo esempio che ancora funziona, si dimostra quanto mai possibile da realizzare e portatrice di innumerevoli benefici sull’apprendimento dei ragazzi e sul loro benessere psico-fisico.

L’outdoor education a partire dalla metà del novecento ha incontrato uno sviluppo importante nel Nord Europa (Svezia, Norvegia, Danimarca) e in Germania, diventando un approccio educativo consolidato. Oggi anche in Italia si assiste a un fiorire di diverse realtà educative che prediligono gli spazi aperti e la natura incontaminata. Nel 2013 nasce in Italia, nella campagna di Ostia Antica (Roma) la prima delle scuole materne all’aperto, l’Asilo nel bosco. Oggi si contano sul territorio nazionale circa 70 realtà educative di scuole primarie che collaborano e propongono un’educazione alternativa, avendo sottoscritto l’accordo di rete nazionale tra istituti scolastici INNOVAZIONE SPERIMENTAZIONE E RICERCA PER UN’EDUCAZIONE ALL’APERTO della Rete Scuole all’aperto.

Nel 2005 il ricercatore americano Richard Louv nel suo libro Last Child in the Wood teorizzò e trattò ampiamente dei sintomi causati dal Nature Deficit Disorder, ossia Sindrome da deficit di Natura: stress, ansia, depressione, apatia, difficoltà di concentrazione. Louv analizzando la società americana sottolineava come i bambini vivessero sempre più chiusi tra quattro mura e anche a causa dell’eccessiva ansia dei genitori non fossero più liberi di esplorare gli spazi esterni circostanti.

Il vivere disgiunti dai contesti naturali determina nei bambini e quindi nei futuri adulti di domani scarso interesse e sensibilità verso il mondo circostante, con forti ripercussioni sugli scenari futuri.

La natura invece, come dimostrano innumerevoli studi scientifici, è medicina. Il solo esporre in contesti naturali, a contatto con animali bambini con deficit e patologie di vario genere apporta sul breve termine risultati concreti e tangibili.

Un tempo non troppo lontano le vite si svolgevano secondo i così detti ritmi naturali: si viveva a stretto contatto con la natura, ci si svegliava al sorgere del sole e ci si coricava al tramonto, ci si nutriva con i prodotti di stagione che la terra offriva e si viveva in armonia.

I bambini giocavano prevalentemente all’aria aperta, inventando giochi, scoprendo luoghi, sviluppando una coordinazione e delle capacità motorie che i bambini di oggi stanno a poco a poco perdendo. I bambini erano assai più liberi di autogestirsi, sperimentare e in questo modo crescere.

Oggi sono sotto i nostri occhi bambini che non sanno più correre, saltare una corda, eseguire semplici esercizi di coordinazione motoria. Oggi i bambini passano la maggior parte del loro tempo seduti, principalmente davanti a degli schermi. Vivono in un mondo antropico dove la natura è relegata a piccoli e circoscritti spazi, come i parchi giochi e pochi altri spazi verdi.

“Ci sono i danni fisici: miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilità, aggressività, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell’empatia. Ma a preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica… Sono gli effetti che l’uso, che nella maggior parte dei casi non può che degenerare in abuso, di smartphone e videogiochi produce sui più giovani.  Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche”.

Questo l’incipit con il quale si apre il documento approvato il 14 giugno scorso dalla VII Commissione Permanente del Senato (Istruzione pubblica e beni culturali) a conclusione dell’indagine conoscitiva Sull’impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento.

Inutile dire di più di quello che viene scritto in queste prime righe.

Con cristallina chiarezza si evidenziano senza dubbi interpretativi le conseguenze che un uso scorretto e smodato delle tecnologie odierne provoca nei giovani.

Torniamo quindi alla natura e al concepire anche gli spazi aperti come luoghi destinati all’apprendimento. Lo stesso Aristotele nel 335 a.C. fondò il Liceo o “Scuola peripatetica”, cioè di coloro che camminano. Le lezioni si svolgevano in piedi, all’aperto.

Se pensiamo alla natura nel nostro immaginario proiettiamo il concetto a mare, montagne, boschi e prati, trascurando invece il fatto che noi stessi siamo “natura” e che il nostro star bene si attiva e alimenta solo se messo in costante connessione con l’ambiente naturale di cui facciamo intrinsecamente parte.

A contatto con la natura:

  • vengono stimolati tutti i 5 nostri sensi, tatto, olfatto e gusto e non solo vista e udito, valorizzati dalla pedagogia tradizionale;
  • viene favorito l’equilibrio tra corpo e mente grazie al contatto diretto con l’ambiente naturale;
  • viene risvegliato il senso di stupore, meraviglia e fascinazione verso la perfezione della natura;
  • si sviluppa lo spirito di adattamento, l’acquisizione di un approccio alle cose equilibrato. Questo insegna il motto insito nella cultura nordica che “non esiste il brutto tempo, solo un abbigliamento sbagliato”;
  • si possono sperimentare diverse forme di gioco, sviluppando creatività, immaginazione e strategie di risoluzione di problemi;
  • s’impara il tempo “lento” o per meglio dire il tempo naturale delle cose. Abituati ad una vita scandita da orari, dove l’adulto impone al bambino i suoi ritmi, la natura ci offre l’opportunità di rallentare e prendere confidenza con la pazienza, l’attesa e la dimensione del proprio tempo;
  • si fortifica il sistema immunitario. Non è il freddo che fa ammalare. Un bambino per svilupparsi e crescere in modo sano ha necessità di vivere molto del suo tempo all’aria aperta, ha bisogno di muoversi e di mangiare bene;
  • i bambini cresceranno adulti di domani migliori. I loro ricordi d’infanzia felici saranno legati alla natura verso la quale porteranno rispetto e amore. Diventerà lapalissiano per loro da adulti essere cittadini consapevoli, rispettosi dell’ambiente naturale che li circonda;
  • avranno acquisito strumenti relazionali che permetterà loro di essere socievoli, capaci di stare in gruppo, di collaborare e di essere solidali l’un l’altro;
  • cresceranno sicuri delle proprie potenzialità, meno timorosi e capaci di prendere decisioni;
  • avranno acquisito anche un’educazione alle emozioni.

Controindicazioni nell’integrare la didattica ufficiale inserendo la possibilità di alternare lezioni in aula propriamente intesa, con momenti di apprendimento all’aperto?

Al momento non mi sovvengono. Mi documenterò per un prossimo articolo.

Concludo con una poesia di Rodari, che ci invita all’ascolto… della natura.

 

LA RADIOLINA NEL BOSCO

Invano alzi l’antenna,

controlli la batteria,

torturi nervosamente

la manopola della sintonia.

Invano ti domandi

che mistero c’è sotto,

perché la radiolina

c’è taciuta di botto.

Lasciato senza canzoni,

senza i soliti rumori:

– Non s’è mai visto, – dici –

lo sciopero dei transistori.

Suvvia, non te la prendere.

Piuttosto, per una volta,

goditi in pace il silenzio

e le sue voci ascolta…

Ascolta radio-bosco

che trasmette di ramo in ramo

la musica della vita,

il suo eterno richiamo…

Ascolta il canto del vento,

il mormorio dei ruscelli

e tra i nidi le dolci

chiacchiere degli uccelli…

Segui di foglia in foglia,

di sentiero in sentiero,

la natura che si nasconde

nel suo verde mistero.

 

(Gianni Rodari)

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