Diagnosi DSA e BES e implicazioni emotive

ARTICOLO SCRITTO DA: MARTA BRUSCO, ROBERTA FINAZZI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

 

DIAGNOSI DSA E BES E IMPLICAZIONI EMOTIVE

In questo articolo ci focalizzeremo sull’importanza di segnalare e intervenire in tempo in caso di possibile diagnosi di disturbo dell’apprendimento (DSA) o bisogno educativo specifico (BES). È importante riconoscere la diagnosi al fine di evitare un insuccesso scolastico, erroneamente attribuito alla demotivazione, alla pigrizia, ad atteggiamenti di sfiducia e allo scarso impegno dello studente. Questo causerebbe ulteriori difficoltà legate alla bassa autostima, al vissuto di incapacità e inadeguatezza, alla bassa motivazione e una percezione di un sé scolastico negativo. Inoltre, il mancato riconoscimento della diagnosi durante la scuola secondaria di secondo grado potrebbe portare al rischio di fallimento ed abbandono scolastico.

Reazioni emotive e cognitive

Le reazioni che bambini e ragazzi manifestano in seguito alla comunicazione della diagnosi sono svariate: da sentimenti di speranza e sollievo ad ansia, impotenza, depressione, isolamento e aggressività. Alcuni di essi si percepiscono, inoltre, diversi, incapaci e inadeguati rispetto ai contesti e alla capacità di apprendimento. A tal punto è importante la percezione di tranquillità, positività e il desiderio d’aiuto da parte dei genitori, il quale influisce positivamente sulla reazione dello studente che riesce a ricondurre le proprie difficoltà alla diagnosi di DSA o BES, non sentendosi quindi incompetente.

 

 

Strumenti Compensativi e Misure Dispensative: quali sono i vantaggi e i rischi?

Gli strumenti compensativi (SC) e le misure dispensative (MD) sono essenziali al fine di affrontare al meglio l’impegno scolastico e permettere agli alunni con diagnosi di DSA o BES di apprendere al pari dei propri compagni. A tal proposito alcuni esempi di strumenti utilizzati sono la calcolatrice, l’uso di formulari, le mappe concettuali, la sintesi vocale, i programmi di video scrittura e l’uso del computer.

Si ritiene dunque importante adoperare questi strumenti nella modalità adeguata, spiegando allo studente e all’intera classe l’utilità e il fine, evitando episodi di isolamento e umiliazione all’interno del gruppo. Ogni studente deve aver ben chiaro il seguente messaggio: ognuno di voi è unico e irripetibile, ognuno ha dei propri punti di forza e di debolezza, e la scuola è un luogo di sperimentazione e apprendimento per tutti.

 

 

I rischi a cui si va incontro, nel momento in cui non viene spiegato nel modo corretto quanto riferito prima, sono differenti. Tra questi troviamo un atteggiamento di resistenza da parte dello studente, il quale considera gli strumenti adoperati troppo “vistosi” e oggetto di diversità, e la percezione di incompetenza e inferiorità rispetto ai pari. Questo causerebbe ulteriori rischi come la perdita di motivazione e autostima, incomprensione da parte dei compagni, fenomeni di isolamento e rifiuto, come il bullismo e l’insuccesso scolastico.

Si sottolinea quindi l’importanza di un contesto supportivo e incoraggiante che permetta ai ragazzi e ai bambini di affrontare il senso di solitudine, frequente soprattutto nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, di diversità e sensazioni come ansia, depressione e paura di non essere in grado. Genitori, insegnanti ed educatori sono quindi essenziali nel percorso didattico ed educativo di ogni studente.

L’importanza del contesto

Come evidenziato precedentemente, il contesto ha un ruolo essenziale nella formazione di ogni singolo bambino e ragazzo. In caso di diagnosi di DSA o BES si sottolinea dunque l’importanza di informarsi sul problema da parte dei genitori, di confrontarsi con professionisti, di collaborare con gli insegnanti, di scambiare esperienze, di intervenire adeguatamente nell’aiuto sia a casa, con l’uso di appositi strumenti e indicazioni, sia rivolgendosi a centri specializzati. Semplici attività e accorgimenti possono permettere al bambino di sentirsi accolto e compreso, e quindi diminuire la sua frustrazione e i suoi sentimenti di ansia, paura e depressione.

Anche i docenti svolgono un ruolo di rilievo in questo contesto: un atteggiamento positivo e supportivo e una conoscenza adeguata sono i principali ingredienti che non possono mancare. Per esempio, quando si verificano situazioni in cui un alunno commette differenti errori di letto-scrittura o mostra difficoltà nella memorizzazione è bene evitare un’interpretazione affrettata, ma cercare di comprendere la difficoltà e promuovere l’uso di nuovi strumenti. Per esempio in caso di difficoltà nella lettura/scrittura è possibile scrivere la parola più in grande, aiutare con la divisione in sillabe e assicurarsi che quanto scritto alla lavagna sia ben visibile e capibile oppure in caso di difficoltà di memorizzazione utilizzare le tecniche memoniche, che possono essere la tecnica associativa o dei loci e delle stanze.

Una buona interazione e comunicazione scuola-famiglia permette, inoltre, di comprendere meglio il vissuto emotivo dello studente, adottare una linea guida comune ed efficace che gli permetta di affrontare con serenità e motivazione il proprio percorso scolastico. Anche la richiesta d’aiuto e sostegno a équipe specializzate è uno strumento prezioso in quanto promuove il lavoro in sinergia tra differenti operatori e permette al ragazzo di sentirsi supportato e sostenuto a 360 gradi, inoltre permette un sostegno genitoriale, che a volte risulta centrale nella gestione della difficoltà.

L’accoglienza e la comprensione sono le migliori strategie per far capire ai propri figli o studenti che noi siamo lì per aiutarli e sostenerli, siamo li “a tendergli la mano” e accompagnarli nel loro processo di apprendimento e verso la propria autonomia. Ci piace sempre pensare che la diagnosi non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per un viaggio fatto di salite difficili e discese mozzafiato che gli permetteranno di raggiungere la propria meta e di essere soddisfatto del proprio cammino.

 

 

Come poter intervenire efficacemente a livello emotivo e didattico?

Lavorare sulla motivazione.

La motivazione è quello stato interno che porta all’attivazione della persona stessa in vista di una determinata meta. A livello scolastico è influenzata da differenti fattori, sia cognitivi che emozionali, come per esempio gli obiettivi, la probabilità di successo, la percezione delle proprie capacità e l’emozione anticipata basata su esperienze passate. È possibile dunque lavorare sui seguenti aspetti.

Il riconoscimento delle proprie abilità e capacità, sia da parte dello studente stesso che degli adulti di riferimento, è un ottimo strumento al fine di promuovere il senso di efficacia, padronanza e soddisfazione. Si ritiene importante rispecchiare i progressi sia a livello verbale, per esempio con espressioni come «bravo/a sei stato ordinato/a e preciso/a, ti sei dimostrato/a molto abile nella risoluzione dei problemi di matematica» oppure «sono fiero/a di te, noto un notevole progresso nella tua capacità di produzione del testo», che a livello non verbale con un sorriso o un gesto di incoraggiamento. Ricordiamo che per rendere efficace e utile un apprezzamento questo deve essere chiaro e delineato, un generico «bravo/a!» ha poco effetto perché non permette al bambino di comprendere in cosa lo stiamo elogiando.

Inoltre, sia in caso di successo che di insuccesso ricevere un feedback, incoraggiare gli sforzi, suggerire un nuovo metodo di studio da parte dell’insegnante risultano essere strategie notevolmente efficaci per motivare gli studenti e farli sentire soggetti attivi e promotori del proprio percorso. È bene, inoltre, non focalizzarsi solo sui risultati ma anche sulla modalità di svolgimento del compito e l’impegno dello studente.

Attenzione anche alle etichette che diamo ai nostri bambini e ragazzi, fornire continuamente feedback negativi cronicizza lo studente, il classico «non sei portato per…» o «i soliti errori di calcolo» non permettono la crescita, ma al contrario fanno in modo che un pappagallo nella testa dei più piccoli inizi a ripetere incessantemente che loro sono quell’errore, loro sono quella non riuscita, ecc.

Infine, vi proponiamo alcune strategie volte a promuovere il senso di controllo e realizzazione del percorso scolastico di ogni allievo: la creazione di un piano settimane che includa sia momenti di studio che di svago e la suddivisione dei propri obiettivi in compiti più piccoli in modo tale da essere consapevoli su dove ci si trova e qual è il prossimo passo da effettuare. Un apprendimento attivo promuove il proprio successo e la motivazione.

 

 

Lavorare sull’autostima.

Facendo riferimento all’autostima, cioè il valore che la persona attribuisce a sé stessa, è possibile osservare che essa è inferiore nei bambini e ragazzi con diagnosi di DSA o BES. La scuola sembra essere, inoltre, il contesto che maggiormente la condiziona. È bene quindi promuovere attività scolastiche ed extra che aumentino l’autostima, al fine di evitare il rischio di abbandono scolastico, la percezione di incapacità generalizzata, comportamenti internalizzanti (solitudine, ansia o depressione) ed esternalizzanti (aggressività e rabbia).

Tra le strategie più comunemente utilizzate troviamo la conoscenza di sé stessi: chi siamo in famiglia? Chi siamo con gli amici? Chi siamo a scuola? Come il nostro corpo sta cambiando durante il nostro processo di crescita? Essere consapevoli della propria immagine e prendersene cura ci permette dunque di percepire un maggior controllo, stabilità e non crearsi false idee o pensieri erronei.

Individuare i punti di forza dello studente e promuoverli, anche se extra scolastici permette all’alunno di identificarsi in modo positivo e crescere consapevole di sé. Anche affidare loro piccoli compiti, sia all’interno della gestione dell’aula, sia tramite piccole ricerche da esporre alla classe offre l’occasione agli studenti di sentirsi apprezzati. Per esempio affidare il compito di ricercare la definizione di una parola e creare un disegno o una piccola presentazione oppure attraverso la recitazione, chiedere di scoprire una curiosità storica rispetto a una certa data, ecc. Attività brevi, che occupano 5/10 minuti a lezione ma che permettono di creare un clima positivo, di crescita e benessere, permettono ai bambini e ai ragazzi che nel sistema scolastico non riescono a sentirsi valorizzati di potersi sentire capaci. Il rischio è che bambini e ragazzi con talenti che non vengono espressi in aula attraverso le materie di studio in un contesto scolastico tradizionale, pensino di non valere nulla, perché non prendono voti alti, perché non vanno bene a scuola.

Molto utile, per supportare la motivazione allo studio e al mantenimento dell’attenzione, risulta variare la presentazione della lezione, un approccio vario, che tenga conto delle diverse vie di codifica dell’informazione è sicuramente funzionale per tutti i bambini e ragazzi, così come la richiesta di intervento mirata che mantenga tutti co-creatori della lezione.

Tramite il supporto di operatori, adeguatamente formati, è importante anche andare a indagare se dietro alla mancanza di autostima possono essere presenti paure irrazionali e/o pensieri disfunzionali, che non permettono di affrontare i vari ostacoli e situazioni di vita con serenità, a causa dell’erronea concezione di non averne le capacità adeguate.

Infine definire i propri obiettivi e tenere traccia delle proprie esperienze positive e negative in un diario personale permette, infine, di potersi osservare “dall’esterno” e non focalizzarsi solo sui fallimenti e dimenticare i propri successi, come spesso accade.

Bibliografia

  • Chiara De Grandis, La dislessia. Interventi della scuola e della famiglia. Erickson, 2007.
  • Emanuela Maria Sironi, Patrizia Vincenza, Noemi Cataldi, Lucrezia Frinco, Marco Frinco, Barbara Sini, Reazioni alla diagnosi di DSA e componenti emotive e cognitive che influiscono sull’uso degli strumenti compensativi e delle misure dispensative. L’opinione di 100 studenti con DSA in Psicologia clinica dello sviluppo, Rivista Quadrimestrale. 1/2019, pp. 97-116.

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