Dalla DAD alla Flipped Classroom

Dalla DAD alla Flipped Classroom

07/02/2022
ARTICOLO SCRITTO DA: ROBERTO SCONOCCHINI, FORMATORE SCUOLA OLTRE

Dalla DAD alla flipped classroom

 

A breve saranno trascorsi due anni dall’inizio di una didattica “d’emergenza”, quale risposta nuova, per molti versi anormale, delle scuole alla pandemia.

Tutti immaginavamo una parentesi più o meno breve e, invece, ci ritroviamo ancora ad alternare didattica in presenza, didattica a distanza, didattica blended.

Come sempre, anche nelle peggiori situazioni, possiamo però recuperare elementi e aspetti molto significativi che, in questo caso, possono essere individuati nell’enorme circolazione di idee e di esperienze che hanno consentito di garantire una certa coerenza nelle azioni di risposta delle scuole all’emergenza.

Oltre a questo, gli insegnanti, anche i più “resistenti” al supporto delle tecnologie nella didattica, hanno acquisito o affinato competenze digitali, sperimentando concretamente quali opportunità e quali benefici possono apportare, sia sotto l’aspetto organizzativo e professionale, sia come supporto alla didattica.

Se dunque non siamo ancora usciti dalla pandemia, usciamo però da questa esperienza indubbiamente rafforzati professionalmente e in termini di competenze digitali.

Ora dobbiamo far tesoro di questa esperienza e cercare di reinvestire nella didattica tradizionale quelle pratiche e quegli strumenti che possono realmente contribuire a mettere al centro della nostra azione gli studenti come protagonisti attivi dei loro percorsi di apprendimento. Tutti gli studenti, in particolare i più fragili.

Nelle mie esperienze di formatore, uno dei temi più richiesti e trattati è sempre stato il modello della classe capovolta, una soluzione in grado di rimodulare pienamente la mediazione educativo didattica tra docente e alunno/a. Si tratta in realtà di un modello che non propone un approccio metodologico nuovo, ma che rimodula il momento della fruizione dei contenuti di apprendimento da una dimensione collettiva (la classe) a una individuale (lavoro a casa propedeutico) e recupera la dimensione della rielaborazione e l’applicazione in una dinamica sociale, trasformando l’aula in un ambiente di apprendimento dinamico e interattivo in cui l’insegnante facilita il lavoro degli studenti mentre applicano concetti e si impegnano in modo creativo, in coerenza con quanto previsto nella didattica cooperativa.

Lo stesso Ministero dell’Istruzione, all’interno delle Linee guida per la Didattica Digitale Integrata, invita gli insegnanti a mettere a regime della didattica ordinaria le competenze digitali affinate durante questo lungo periodo di sperimentazione, indicando la flipped classroom come una tra le migliori soluzioni metodologiche da adottare e sulla quale formarsi.

In questo senso i docenti possono oggi realmente far leva su quelle esperienze maturate nella progettazione e realizzazione della didattica a distanza, soprattutto per le attività asincrone.

Nelle mie formazioni sulla flipped, nel periodo precedente la pandemia, ricordo quante difficoltà e quanto imbarazzo per i colleghi ogni volta che proponevo di registrare videolezioni utilizzando strumenti basati sullo screencasting!

Ebbene, dopo quasi due anni di DAD, quella pratica è diventata decisamente naturale e gli insegnanti che hanno registrato le proprie videolezioni oggi possono contare già su un discreto archivio di materiali da utilizzare nella preparazione dei materiali da condividere con i propri studenti.

Perché dunque capovolgere la didattica? Quali i vantaggi per i nostri studenti?

Innanzitutto si ottimizza al massimo il nostro tempo: in 15 minuti di un video, il docente riesce a concentrare quanto mediamente spiegato in un’ora a scuola, dove gli studenti attivano solo il canale uditivo, mentre la multimedialità consente di combinare l’ascolto alla grande potenza evocativa delle immagini. Video che, peraltro, rappresenta il linguaggio mediale più utilizzato dai nostri giovani, favorisce comprensione e memorizzazione dei concetti, rappresenta una reale opportunità di adattare la trasmissione dei contenuti a tutte le velocità di apprendimento, grazie alla possibilità di stoppare e rivedere frammenti dei filmati ogni volta che si desidera. In particolare gli studenti con BES – Bisogni Educativi Speciali traggono un significativo vantaggio da questa modalità di fruizione, visto che in classe difficilmente riescono a mettere in pausa il loro insegnante che spiega, considerato il condizionamento delle cosiddette inferenze sociali che tanto incidono sull’autostima.

Naturalmente questo approccio libera un’enorme quantità di tempo in classe per poter avviare attività cooperative come esercitazioni, compiti di realtà, studio di casi, approfondimenti, ecc. Tutte attività che permettono da un lato di sviluppare e monitorare quotidianamente le competenze chiave e dall’altro di supportare concretamente gli studenti con maggiori difficoltà in una reale prospettiva di inclusione che può concretamente realizzarsi solo attraverso un approccio metodologico diverso da quello previsto nel setting della lezione frontale.

Insomma, il docente “capovolto” finisce per disporre di quel tempo liberato dalla lezione frontale che gli permette di trasformare concretamente la propria classe in un ambiente inclusivo, dove abituare gli studenti ad autovalutarsi, a risolvere problemi e a sviluppare creatività, all’interno di una “palestra” per attivare conoscenze e abilità trasformandole in competenze.

Una dimensione diversa in cui il docente stesso ricostruisce un sistema di relazioni con i propri alunni, che finiscono per percepirne il ruolo di facilitatore e di guida, piuttosto che di giudice come nello schema trasmissivo tradizionale, improntato sulla sequenza: spiegazione – compito – interrogazione.

Questi saranno i temi al centro di un percorso di formazione organizzato da Scuola Oltre e che prenderà il via il prossimo 11 febbraio, durante il quale andremo alla scoperta di come poter concretamente utilizzare risorse didattiche digitali per capovolgere la didattica, anche in una prospettiva inclusiva. Il percorso è indicato per docenti di scuola primaria e secondaria di I e II grado e avrà una connotazione di tipo laboratoriale per sperimentare le risorse che saranno via via presentate.

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