Auguri per un lento Natale

ARTICOLO SCRITTO DA: CAROLINA BIANCHI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

 

 

Auguri per un lento Natale

 

Bianco, gioioso, felice, caldo, sereno. 

Con quanti e quali aggettivi si possono descrivere il Natale e il periodo natalizio? 

Mi sono chiesta quale fosse, per me, l’aggettivo che meglio rappresentasse quel momento luminoso che ci traghetta attraverso il tempo e lo spazio al nuovo anno, che ci suggerisce bilanci e ci riempie di propositi.

Dopo aver pensato a varie definizioni che però non si addicevano a ogni Natale passato, mi sono detta che il Natale, per me, è vestito di lentezza

Nei miei anni da bambina, dopo le frenetiche giornate che precedevano il 25 dicembre, la mattina di Natale il tempo slittava su un’altra lunghezza d’onda. Onde lente, morbide e ovattate che, complice la leggerezza delle vacanze e il profumo di cannella, si protraevano fino al giorno del rientro a scuola. 

La lentezza del periodo natalizio mi sembra una caratteristica particolarmente appropriata e universale in rapporto alla multiculturalità della società contemporanea. Mi sono chiesta, infatti, che cosa accomunasse, durante le vacanze di Natale, tutte le famiglie dei bambini e delle bambine che, provenienti da tanti paesi e tante culture diverse condividono tra i banchi di scuola l’avventura della crescita. Ancora una volta, mi sono risposta che la lentezza faceva al caso mio. 

Durante il periodo natalizio accade qualcosa di molto raro nella nostra società: ci si ferma. Che sia per pochi o tanti giorni, si fermano le scuole, spesso i luoghi di lavoro osservano delle giornate di chiusura e i vari corsi pomeridiani vengono sospesi per le feste. Che venga vissuto con un significato religioso o meno, il periodo natalizio ci permette di tuffarci nel tempo lento delle mattine che non iniziano con una sveglia che suona, della condivisione intergenerazionale e del poterci mettere, nelle cose, “il tempo che ci vuole”. 

Mi sono chiesta, in questo mondo dominato dalla velocità, quale fosse il ruolo della lentezza. Lamberto Maffei, neurobiologo e autore di diversi testi di divulgazione scientifica, ci viene in aiuto, suggerendo nel suo “Elogio della Lentezza” alcuni punti sui quali sarebbe bene “prendersi il tempo” di riflettere. 

La lentezza delle festività natalizie, condivisa magari da tutta la famiglia, potrebbe essere un’imperdibile occasione per ritrovarsi a praticare la parola, la comunicazione parlata, tanto soffocata dalla comunicazione per immagini che domina le nostre giornate. Una comunicazione veloce e seduttiva, quella che arriva agli occhi. Una comunicazione che non ci lascia il tempo di riflettere, perché il pensiero della visione è un “pensiero veloce”, forgiato dalle necessità incontrate lungo la nostra storia evolutiva.

Il tempo della parola, storia umana per eccellenza, invece, è un tempo lento. La lentezza appartiene alla parola e all’ascolto. Il “pensiero lento” è basato principalmente sul linguaggio e sulla scrittura ed è fondamentale allenarlo per poter acquisire la possibilità di essere liberi da una società dei consumi che fa leva sul nostro “pensiero veloce”, essere capaci di riflettere, di pensare.

Ovviamente non sto suggerendo un’insensata e impossibile eliminazione del “pensiero veloce”. Il pensiero lento e quello veloce sono entrambi meccanismi presenti nel cervello umano, che sono stati selezionati dall’evoluzione biologica e culturale, e se ben miscelati e messi in azione in modo sinergico possono produrre meraviglie, come quella della creatività. L’illuminazione che appare rapida, la “visione”, deve essere infatti poi sostenuta da cure assidue e costanti. 

Il tempo delle vacanze natalizie potrebbe essere il tempo del cammino, o magari della parola in cammino. Ricordo una mattina di un Natale della mia adolescenza, in cui mi misi in cammino con mio padre lungo il letto di un canale di campagna durante il suo riposo invernale. Solo anni dopo mi resi conto che quell’occasione di tempo lento che avevamo colto sarebbe stata l’inizio di una lunga storia d’amore per le lunghe distanze trascorse a piedi. Tracciare linee sulla superficie del mondo godendosi il paesaggio, a volte esteriore, altre interiore. Percorrere distanze più brevi rispetto a quanto potremmo fare a bordo di un’auto, ma più larghe, perfette per guardare lontano e guardare vicino, perdersi nell’orizzonte oppure osservare la danza di una foglia. Apprezzare il profumo del pane o quello di una signora agghindata e profumata che ci passa accanto.

Luciano De Crescenzo, nelle vesti dello psichiatra in “32 Dicembre”, ci regala la seconda dimensione del tempo: “Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla”. Proprio con questa idea di larghezza terminerei la mia riflessione. Io penso che la pratica della lentezza possa aiutarci a rendere più “larga” la vita, spostando in modo rivoluzionario il focus dal mito della lunghezza. 

Come ci ricorda Maffei, del resto, per quanto sappiamo oggi, non esiste un recettore cerebrale per il tempo, come invece avviene per l’udito, la vista, o il tatto. Assaporandone lentamente l’essenza, potremo scoprire un’alternativa alla necessità di “avere più tempo”. Potremmo essere noi, ad allinearci al suo lento cammino. 

Auguri, perciò, per delle feste lente, ricche di parole e di passi.

 

Bibliografia

Maffei, L. “Elogio della Lentezza”, 2014 il Mulino  

De Crescenzo, L. “32 Dicembre”, 1988 Medusa Distribuzione

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1 Comments

1 commento

  1. Barbara

    molto interessanti e fanno riflettere molto.

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