Ascoltare e Ascoltarsi

Ascoltare e Ascoltarsi

31/03/2021

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ARTICOLO SCRITTO DA: GABRIELLA PERUGINI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

ASCOLTARE E ASCOLTARSI

Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri.” Leonardo da Vinci

 

L’ascolto è alla base di ogni processo di apprendimento. Il bambino impara per imitazione: osserva, ascolta e, a poco a poco, memorizza e replica. Sul piano cognitivo l’imitazione si sviluppa sia a livello conscio che inconscio, mentre la vista e l’udito sono i sensi maggiormente coinvolti.

L’organo dell’udito, nonostante la sua complessità, alla nascita è già perfettamente formato e funzionale: intorno al 6° mese di gestazione il feto incomincia a sentire i rumori del corpo della mamma, il battito cardiaco e quelli esterni filtrati dal liquido amniotico. Inizia così la sua avventura nel mondo dei suoni.

Il neonato riconosce il timbro della voce della mamma e recenti studi neuroscientifici hanno dimostrato che dai primi giorni di vita il cervello del bambino rileva i cambiamenti in una melodia quando viene ripetuta o riproposta con suoni dissonanti, operazione non sempre scontata per molti adulti.

Compito dei genitori e degli insegnanti è quindi anche quello di prendersi cura dell’orecchio del bambino. Il terreno musicale è fertile e l’obiettivo è renderlo consapevole di questa enorme potenzialità, armonizzando le proposte nel rispetto delle tappe di evoluzione motoria e cognitiva.

Nonostante la perfezione anatomica dell’apparato uditivo, i docenti ravvisano nei bambini in età prescolare una diffusa incapacità di ascolto, di concentrazione e di attenzione.

Cosa accade nei primi 3 anni di vita per giustificare questa controtendenza evolutiva, fermo restando il potenziale intellettivo e l’iperstimolazione in molti ambiti disciplinari? Qualche ingranaggio nel percorso educativo sta rilevando delle anomalie… Eppure l’udito funziona bene, il bambino segue una buona evoluzione, si esprime attraverso un linguaggio verbale preciso e ricco, ma i deficit di attenzione e di ascolto, a lungo andare, potrebbero limitare l’apprendimento e la futura resa scolastica.

Quando parliamo di ascolto entriamo in un campo prettamente musicale e operando attraverso specifiche esperienze di propedeutica, incrementeremo le possibilità di invertire questa tendenza distruttiva. Una corretta metodologia ricca di esempi pratici da riproporre in classe e incentrata sull’ascolto attivo è argomento del mio corso di formazione ASCOLTO CON LA TESTA E CON IL CUORE. Questo articolo intende accendere una scintilla e attivare la curiosità di docenti e genitori sul significato dell’ascolto e sulle modalità quotidiane di fruizione della musica a livello personale e sull’osservazione attenta delle abitudini acustiche dei bambini.

All’inizio era il Verbo, recita la Bibbia, cioè tutto iniziò con un suono. Trasposto in linguaggio corrente recita così: c’era una volta il suono e con il suono, il silenzio. La storia incomincia e noi con i nostri bambini ne siamo protagonisti.

Quando, quanto, come, che cosa e perché ascoltiamo?

Prendendo spunto dalla regola delle cinque W del giornalismo anglosassone facciamo un po’ di chiarezza per rendere più personale e utile la riflessione.

Intanto definiamo la differenza sostanziale fra sentire e ascoltare. Le orecchie, al contrario degli occhi, non sono provviste di palpebre e sono sempre attive, anche di notte. Perciò noi sentiamo suoni e rumori interni ed esterni come puro atto fisico percettivo, ma ne selezioniamo e ascoltiamo solo una parte, nonostante il nostro sistema nervoso sia impegnato a decodificare e mettere in secondo piano tutti gli stimoli sonori che ci investono con un notevole dispendio e dispersione di energia.

Capite quanto sia importante “bonificare” gli stimoli sonori che ci coinvolgono ogni giorno per il nostro benessere psicofisico.

Vorrei suggerire a ogni lettore questo gioco, uno stimolo utile a mappare i tempi e la qualità dei suoni che quotidianamente riceviamo. Vi suggerisco di riproporre l’esperienza ai vostri alunni, anche ai più piccoli perché sarà un modo per invitarli a concentrarsi sulla percezione del suono.

Immaginate una vostra giornata tipo e focalizzate l’attenzione sull’instancabile lavoro di decodifica dell’apparato uditivo. Da quando vi svegliate al momento del riposo notturno, ma anche di notte se dormite in un luogo rumoroso, che cosa sentono le vostre orecchie e quanto tempo dedicate all’ascolto?

Non mi riferisco solo ai brani musicali che ascoltate con intenzione, ma a tutta la musica, ai suoni e alle accozzaglie di rumori che fanno parte dell’ambiente.

Stilate un elenco e riflettete…

Abbiate la costanza e la pazienza di riportare in colonne diverse musica o rumori indeterminati oppure le musiche e i suoni che ascoltate senza averli scelti. Pensate a un commesso di un negozio o di un supermercato che subisce otto ore continue di musiche d’ambiente opportunamente propinate con lo scopo di invogliare gli avventori a sentirsi “la famiglia felice del mulino bianco!”…

Dopo aver preso coscienza del superlavoro delle vostre orecchie, riconsiderate il vostro stile di vita e iniziate a ritagliare qualche momento di silenzio in più. Spegnete la radio o la tv se non vi interessano e state facendo altro, in auto alternate l’autoradio a qualche momento di silenzio “relativo”, visto che il traffico e il motore risultano già impegnativi. La musica in auto, psicologicamente gratificante, sposta solo l’attenzione dal rumore al suono, ma che fatica per il cervello! Abbiamo bisogno di silenzio per immergerci nei pensieri ed elaborarli, ma anche per dare spazio alla creatività e alle emozioni.

Facciamo un primo passo ripulendo le nostre giornate e quelle dei nostri alunni di suoni inutili, solo così diventeremo degli ottimi ascoltatori e riusciremo a gustare appieno la magia della musica!

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