Appunti di pedagogia creativa

Appunti di pedagogia creativa

11/04/2022

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ARTICOLO SCRITTO DA: MONICA COLLI FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

APPUNTI DI PEDAGOGIA CREATIVA

Tutelare l’infanzia in tempi difficili

Come la scuola può contribuire a tutelare i bambini in un’epoca in cui il cambiamento è repentino e si passa da una grande emergenza all’altra?

Sappiamo che bastano piccole accortezze pedagogiche per mutare l’atmosfera di una classe.

La chiave dell’educare è, però, darsi tempo e lasciare tempo ai bambini, tutto il tempo necessario per entrare nelle attività, per ripeterle più e più volte, per ricercare soluzioni, per porre domande, per ascoltare fiabe e racconti e magari metterli in scena.

Lo si vede e lo si vive durante i laboratori di Viaggio nella Grammatica Fantastica all’interno del progetto Diderot della Fondazione CRT.

L’aria improvvisamente si alleggerisce, l’energia si espande e le facce dei bambini e bambine si tingono di colori accesi. La vita irrompe con allegria nello spazio scolastico, aprendo paesaggi su mondi interiori.

Un’attività semplice, di solito utilizzata dagli/dalle insegnanti, è quella di presentare una fiaba o un racconto, interrompendola poco prima del finale, affinché i bambini abbiano modo di esprimere la loro fantasia.  In un post recente lo scrittore Fabio Geda ha utilizzato la metafora dei libri come palestra “per educare i giovani alla complessità ricorrendo al simbolico per costruire fondamenta solide, così da reggere il peso degli eventi”.

In genere, la nostra équipe del progetto Viaggio nella Grammatica Fantastica si avvale di fiabe o racconti capaci di parlare a una classe o a un gruppo specifico di bambini/e di una determinata età, grazie ad un repertorio ricco e variegato messo insieme in anni di lavoro e continuamente aggiornato.

Mentre l’educatrice racconta la fiaba, la mette anche in scena, ricorrendo alla tecnica del theater in action, (teatro in azione) coinvolgendo a poco a poco tutta la classe.

La fiaba presentata riguarda gli antenati dei Tre piccoli porcellini.

La fiaba racconta come anche nella Preistoria i tre protagonisti si trovano davanti un lupo e il lupo si crede intelligentissimo, infatti crede di aver inventato: il fuoco, un oggetto acuminato (il primo utensile della preistoria) e la ruota!  Quindi è pronto a divorare i tre fratelli che lo osservano spaventati.

A questo punto della narrazione l’interprete chiede ai bambini di inventare il finale della storia.

In molti dei finali inventati dai bambini ricompare la mamma dei tre porcellini, che inizialmente li aveva cacciati malamente da casa. Nei quattro finali che riportiamo di seguito, scritti da alunni di classe terza, il ruolo materno gioca un ruolo centrale. 

Il finale di Noah

E a quel punto la loro mamma arrivò e disse al lupo: – Prima di toccare anche solo uno di loro dovrai passare su di me.

Il lupo rispose: – Va bene.

E iniziarono a lottare. La mamma lottò e vinse la sfida e il lupo scappò via e non tornò mai più. Allora festeggiarono e mangiarono e poi si addormentarono tutti.

Il finale di Eleonora

E a quel punto arriva la loro mamma pelosa e grida fortissimo: – Lasciali stare, sono appena diventati grandi. Si stanno cercando adesso una casa, quindi veditela con me.

A quel punto dice: – Scappate, lui è pericoloso, non dovevo mandarvi da soli a cercarvi una casa sicura, forza tornate a casa.

Il finale di Kevin

A quel punto arriva la mamma ad aiutarli e grida forte e picchia il lupo con la ciabatta e intanto i 3 porcellini scappano a casa della mamma e chiudono la porta e la mamma continua a picchiare il lupo e il lupo scappa.

Il finale di Anna

La mamma arrivò e disse al lupo: – Prima devi passare sul mio cadavere d’accordo?

E il lupo disse: – Okay, ma quando mi ricrescerà la zanna verrò alla tua porta e busserò così forte che le pareti cadranno e tu e i tuoi stupidi porcellini uscirete e io vi mangerò, capito bene?

La mamma pallida come un cencio dentro di sé pensava: «Ma quando gli ricrescerà la zanna? Forse, visto che siamo a maggio magari a luglio e… ci mangerà. Bambini torniamo a casa e aspettiamo l’arrivo del lupo, intanto mangiamo la lepre che ho cacciato quando eravate a farvi le case. A proposito di case: non vi farò più uscire, se non per andare a cacciare insieme…».

L’atteggiamento di protezione della mamma nei confronti dei suoi piccoli è fortissimo, ma c’è di più, emerge anche l’immagine di un adulto che riconosce, come nel testo di Eleonora, i suoi errori “Non dovevo mandarvi da soli a cercarvi una casa sicura…”.

La sua compagna, Anna, riesce addirittura ad accompagnare il lettore dentro i pensieri della mamma e a fargli vivere le sue emozioni (pallida come un cencio dentro di sé pensava: «quando gli ricrescerà la zanna?», mostrando che il pericolo non sempre può essere allontanato una volta per tutte, ma può ripresentarsi.

Nel frattempo occorre proseguire con la propria vita e continuare a proteggere e a tutelare l’Infanzia, magari confidando, come immaginato nel disegno di Lorenzo, che anche il LUPO abbia una… mamma!

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