Adolescenza: le emozioni, i cambiamenti e il gruppo dei pari

Adolescenza: le emozioni, i cambiamenti e il gruppo dei pari

17/07/2023

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ARTICOLO SCRITTO DA: MARTA BRUSCO E FEDERICA TESTA, AUTRICI SCUOLA OLTRE

 

 

 

Facciamo un tuffo nell’adolescenza, nella nostra adolescenza.

Essere adolescenti non inizia all’improvviso. Non inizierà domani. Non è iniziato ieri. È un po’ come l’essere adulti. Chi lo dice che al festeggiamento dei 18 anni siamo adulti? La legge sì, ma nella vita quotidiana, a livello fisico e psicologico? Non c’è un giorno preciso di inizio. E anche alla cosiddetta “adolescenza” arriviamo attraverso diverse fasi, in un periodo più o meno lungo e intenso.

 

Questo articolo vuole essere una riflessione su cosa vuol dire essere adolescenti, su quelli che sono i cambiamenti che vivono i ragazzi di oggi e sulle emozioni che provano.

 

Partiamo da una domanda: perché noi “esperti” chiamiamo questi anni proprio così? Cosa significa “essere adolescente”? 

Questo termine va a indicare tutti i ragazzi e le ragazze dai 12 anni circa ai 20 anni, che stanno vivendo un’evoluzione, un cambiamento, a 360° gradi: fisico, psicologico e sociale. Dal punto di vista fisico si ha la comparsa delle prime mestruazioni (menarca) per le ragazze e delle polluzioni notturne per i ragazzi, dei caratteri sessuali primari e secondari, come il seno, la barba, il cambio della voce, la modificazione delle propria struttura fisica ecc. Per quanto riguarda l’aspetto psicologico, invece, durante questi anni, l’adolescente inizia a costruire la propria identità, a capire “chi è” e quali caratteristiche gli appartengono. Per scoprirlo si allontana metaforicamente dalla “casa familiare” e si avvicina sempre più alla “grande casa” degli amici, dei pari. Questo gruppo acquista sempre maggior importanza: è con loro che si vivono le prime esperienze senza genitori. Chi di noi non ha passato un pomeriggio con un amico con la scusa di studiare? Un pomeriggio di “studio” che si è trasformato in chiacchiere per organizzare l’uscita del weekend con altri amici o per parlare della ragazza o del ragazzo che tanto ci piaceva, cercando di capire se l’interesse fosse reciproco? O ancora, un pomeriggio che si è trasformato in una rimpatriata al bar con i propri compagni. Ѐ il bello di questi anni, difficile da comprendere negli anni in cui si vive e a volte ricordato con nostalgia negli anni successivi. Sì, per noi adulti a volte può essere difficile capire cosa “passa per la testa” dei nostri alunni o dei nostri figli, ma ricordiamoci che anche noi siamo stati adolescenti, con le nostre lune storte, la parola pronta, il broncio, ecc. Ѐ vero che le cose un po’ sono cambiate, dalla presenza dei cellulari, dei social network e di tutta la tecnologia nata negli ultimi decenni, ma è importante capire che è cambiata la modalità, non il fine. Anni fa ci si dava appuntamento a scuola per vedersi nel pomeriggio al bar, adesso ci si scrive sulle chat di whatsapp e poi si decide se scambiarsi messaggi ognuno dalla propria stanza di casa oppure incontrarsi in qualche luogo per vedersi di persona. 

Come avrete capito, ci piace chiamarli “ANNI DELLA SCOPERTA”, scoperta autonoma e reale del mondo. Con autonomia non intendiamo che non hanno più bisogno degli adulti di riferimento, anzi, loro hanno un ruolo fondamentale: seguirli, guidarli, guardarli silenziosamente e aiutarli, quando necessario, a trovare la propria identità e riconoscere le regole della società per vivere al meglio. 

Sono gli anni delle prime autonomie da “grandi”, delle prime responsabilità, si inizia, per esempio, a uscire sempre meno con mamma e papà e molto più spesso con i propri amici. Si vivono le prime esperienze da soli, dal semplice andare a prendere il gelato con gli amici all’organizzare la serata pizza e film a casa dell’amico che ha casa libera, alla colazione al bar prima di andare a scuola.

 

Tutte queste esperienze sono costellate da mille emozioni, che possiamo vedere anche tra i banchi di scuola. Se sei un insegnante, sicuramente ti ricorderai di un tuo studente o di una tua studentessa che un giorno si è presentata a scuola con gli occhi che gli brillavano per aver passato il pomeriggio precedente a vivere il suo primo amore o tra le risate e le chiacchierate con gli amici oppure quelle camminate goffe tipiche di chi è cresciuto troppo in fretta e non ha ancora capito cosa farsene del suo corpo. Ed è giusto così. Purtroppo, però spesso ci capita anche di vedere visi tristi e cupi … chissà cos’è successo? “Bidone” del/la fidanzata/o o del/l’amica/o? Non è riuscito a prendere il biglietto per un concerto? Ѐ successo qualcosa in famiglia? Chi lo sa!? 

Durante l’adolescenza le emozioni spesso sono amplificate, proprio perché le si inizia a conoscere e vivere nel profondo. Diamo il tempo ai ragazzi di vivere le emozioni, di elaborarle e di condividerle con noi adulti quando si sentono pronti e se lo desiderano. Non banalizziamo i loro vissuti. Inoltre ricordiamoci quanto ci insegna la fisiologia: i lobi frontali, essenziali nel giudicare i comportamenti, guidarci nelle azioni e aiutarci a prendere decisioni, durante questi anni non si sono ancora del tutto sviluppati e connessi con le altre aree del sistema nervoso centrale. Ecco quindi che i dati scientifici ci spiegano il perché degli scoppi d’ira, dei momenti di rabbia, dell’impulsività, dell’incertezza e così via.

 

Abbiamo pensato a un’attività da proporre ai nostri ragazzi in classe una o due volte la settimana: potremmo prendere un barattolo vuoto o una scatoletta e riempirli di parole-chiave riguardanti emozioni o esperienze di vita che i ragazzi affrontano (per esempio: felicità, tristezza, rabbia, cambiamento, uscita con gli amici…). Durante la settimana si estrae un biglietto e si ritaglia uno spazio di 10/15 minuti per parlare con loro di quella tematica. Si può chieder loro di raccontare un’esperienza collegata a quella parola (io oggi mi sento felice/triste/arrabbiato perché…). Coloro che non vogliono esprimere apertamente il loro stato d’animo o le proprie esperienze possono scrivere su un foglio una frase, che può essere letta in maniera anonima negli ultimi minuti di condivisione, oppure essere portata a casa. L’insegnante avrebbe un ruolo fondamentale durante l’attività, non solo di mediatore della stessa e ascoltatore comprensivo e attivo, ma anche come persona che in quel momento potrebbe condividere un pensiero con i propri alunni inerente alla parola chiave, affinché gli adolescenti si sentano più sicuri e fiduciosi nel raccontare sé stessi in modo sincero. 

 

Un importante psichiatra e psicoterapeuta, Gustavo Pietropolli Charmet, ha racchiuso tutto questo in quattro compiti evolutivi (compiti di sviluppo di una fase di crescita): separazione – individuazione, mentalizzazione del sé corporeo, definizione e formazione dei valori, nascita sociale. Vi invitiamo a guardare la nostra pillola “Adolescenza: alla scoperta dei cambiamenti” per approfondire questi quattro compiti evolutivi e scoprire attività didattiche-educative da sperimentare con i vostri studenti, per fargli vivere appieno questi anni di scoperta, di emozioni e di legami con i pari. 

BIBLIOGRAFIA

  • Pellai (2021). Tutto troppo presto. DeAgostini.
  • Lancini M. (2019). Il ritiro sociale negli adolescenti: la solitudine di una generazione iperconnessa. R. Cortina.
  • Andreoli S. (2020). Mio figlio è normale?. Rizzoli.

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